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Per favore non si venga adesso a parlare di restaurazione. E non solo per il fatto che comunque bisogna aspettare il secondo turno. Perché ci possa essere una restaurazione ci deve essere stata una rivoluzione. E non sembra proprio che nel 2004 in Ucraina ce ne sia stata una. Certo, le proteste di piazza andate in diretta televisiva in tutto il mondo, lo sventolio di bandiere arancioni, le cronache di dozzine di giornalisti occidentali incantati come babbei dalle trecce della bella Yulia Timoshenko ...continua a leggere "LA RIVOLUZIONE INESISTENTE"

La campagna elettorale per le elezioni presidenziali che si terranno all’inizio del prossimo anno in Ucraina (primo turno il 17 gennaio, ballottaggio il 7 febbraio) si arricchisce di un nuovo inatteso protagonista. Non è un candidato e non è nemmeno ucraino. Dalla sua residenza londinese ha preso carta e penna e si è appellato alla classe dirigente politica ed economica del paese con parole semplici e dirette pubblicate qualche giorno fa sull’Ukraniskaya Pravda: Signori miei - ha scritto in sostanza l’oligarca russo Boris Berezovsky - il futuro dell’Ucraina dipende da voi ...continua a leggere "LO ZAMPINO DI BEREZOVSKY IN UCRAINA"

Se vent’anni fa qualcuno al palazzo ginevrino dell’Uefa avesse proposto di tenere i Campionati Europei in Ucraina e in Polonia sarebbe stato preso per matto. Certo, la Jugoslavia di Tito era stata sede nel 1976 e la Cecoslovacchia aveva vinto a Belgrado contro la Germania Ovest, ma scegliere di far giocare gli idoli del pallone a Donetsk o Poznan sarebbe stato - più che un azzardo - un qualcosa di davvero impensabile. La caduta del Muro di Berlino ha portato pure a questo: le prossime sfide europee si giocheranno nel 2012 tra il Mar Nero e il Baltico, la finale a Kiev. Potenza dello sport oltreché della politica. ...continua a leggere "IL BUIO OLTRE SHEVCHENKO"

Prima del 24 agosto 1991 l’Ucraina era una delle quindici repubbliche dell’URSS, presente sin dalla fondazione nel 1922. Dopo quasi settant’anni di comunismo, l’arrivo del riformatore Mikhail Gorbaciov al Cremlino e il definitivo collasso del sistema, Kiev si rese indipendente da Mosca, anche se ancora oggi il legame è molto stretto. Per ragioni storiche, culturali, politiche ed economiche. Se infatti in questi due decenni l’Ucraina si è formalmente distaccata dalla Russia i rapporti tra i due Paesi sono inevitabilmente segnati dal passato, nel bene e nel male. ...continua a leggere "CONFUSIONE ARANCIONE"

L’ennesima edizione della crisi del gas con la Russia dimostra che l’Ucraina non ha ancora trovato non solo una soluzione alla questione della propria sicurezza energetica (problema che coinvolge ovviamente anche altri e come si è visto apre rischiose reazioni a catena), ma nemmeno un’elite politica in grado di sollevare il Paese ormai arrivato sull’orlo dell’abisso. Il background del duello è stato spesso definito politico, molti osservatori hanno scomodato Brzezinski e la sua Scacchiera, sono però i risvolti economici che al di là dello sfondo da Grande Gioco determinano sin dall’inizio degli anni novanta i conflitti tra Mosca e Kiev. Che l’Europa abbia scoperto il tutto nel freddo inverno del 2006 è un altro discorso. E nemmeno quest’anno, con l’intervento di Bruxelles e l’invio di osservatori per monitorare che qualcuno non sifoni illegalmente gas, non si può certo dire che sul piatto della bilancia ci sia qualcosa di più pesante che il conto della bolletta. Negli ultimi quindici anni Gazprom ha chiuso i rubinetti diverse volte (1993, 1997, 2000, 2006, 2009) mentre a Kiev Leonid Kuchma prima e Viktor Yushchenko poi hanno dovuto regolarmente mettere mano al portafoglio e saldare i debiti a Boris Eltsin e Vladimir Putin. Ora l’Ucraina, finita l’era dei prezzi di favore, dovrà incominciare a pagare per il gas russo prezzi di mercato. Dura lex, sed lex. ...continua a leggere "L’UCRAINA SULL’ORLO DEL COLLASSO"