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“Svenduti”. È il sentimento che aleggia nelle capitali dell’Europa centro-orientale nei confronti di Joe Biden sul tema del nord stream 2. Perché a seconda che la questione si guardi dall’osservatorio di Berlino, Mosca o Varsavia-Tallin-Praga, la prospettiva cambia. L’apparente disponibilità della nuova amministrazione americana a ricercare una qualche forma di accordo con la Germania sul raddoppio del gasdotto russo-tedesco sotto il Baltico ha scombussolato le carte al di là dell’Oder-Neisse. E poco conta che nel cambio di rotta di Washington, qualora dovesse essere confermato dai futuri incontri al vertice tra cui spicca quello tra Biden e Merkel fissato per luglio, pesi una robusta dose di realismo. Gli europei centro-orientali, freschi di ritorno in Europa e (ingenuamente?) adoranti della bandiera a stelle e strisce, si sentono adesso “svenduti” [... continua su Startmag.it]

L‘ultima della serie è stata Karin Kneissl, ex ministra degli Esteri austriaca, finita questa primavera nel Consiglio di amministrazione (Board of directors) di Rosneft, il colosso statale russo del petrolio. La vicenda ha suscitato una grande eco in Europa, visto che qualche tempo prima, era l’estate del 2018, Kneissl aveva invitato Vladimir Putin al suo matrimonio, con tanto di valzer e inchino finale. Kneissl, diplomatica in carriera, era stata chiamata al governo del cancelliere Sebastian Kurz in quota FPÖ, il partito nazionalpopulista austriaco. Ora è alla corte del Cremlino. E non è l’unica. Continua su Tag43.it

La guerra nel Donbass tra Ucraina e separatisti appoggiati dalla Russia prosegue sottotraccia. Qualche settimana fa le esercitazioni militari russe lungo il confine orientale dell’ex repubblica sovietica e in Crimea, penisola annessa da Mosca nel 2014, avevano fatto pensare in Occidente al primo atto di una possibile escalation. Intanto il presidente ucraino Zelensky ha arrestato Medvedchuk, amico intimo di Putin alla guida della fazione filorussa del Donbass. Articolo su Tag43.it

La Guerra fredda è tornata, nuova, ibrida, spesso più virtuale che reale, ma comunque aggressiva e pericolosa. E con essa sono tornati i suoi protagonisti, su entrambi i lati della barricata. La narrazione occidentale ha un solo grande attore, Vladimir Putin: è lui l’incarnazione dell’Impero del Male di reaganiana memoria, in Russia come sulla scacchiera mondiale. E questo vale sia nei rapporti tra Stati, come dimostra l’attacco frontale rivolto a Putin dal presidente Usa Joe Biden che l’ha definito un «killer», sia per i media mainstream. Ma ridurre la nuova Guerra fredda a un duello Putin-Biden o le vicende interne alla Russia a quello tra Putin e Navalny rischia di falsare la realtà. Continua su Tag43.it

Due anni fa, alla fine di aprile del 2019, era stato eletto in maniera trionfale. Petro Poroshenko, il presidente insediatosi nel 2014 appena dopo il cambio di regime a Kiev e l’avvio della guerra nel Donbass, era stato spazzato via senza troppi complimenti e rimpianti, travolto dall’ondata di quello che sembrava il salvatore della patria e invece si è rivelato il più classico dei populisti, nemmeno tanto “gentile”, come qualche osservatore un po’ troppo ottimista l’aveva definito all’inizio della sua carriera politica: Volodymyr Zelensky, giunto alla politica dal cabaret televisivo, protagonista di una serie (Servitore del popolo) in cui recitava la parte di un capo di Stato sui generis, è naufragato alla prova dei fatti. Continua su Tag43.it