Vai al contenuto

Una volta al Cremlino c’erano gli oligarchi. Erano i tempi di Boris Eltsin. Un gruppo ristretto di uomini d’affari, i magnifici sette, governa alle spalle del presidente russo, badando più al proprio profitto che non a quello del Paese. Alcuni di loro credono poi di poter fare anche con Putin il bello e il cattivo tempo, ma fanno i conti senza l’oste. Il patto tra il presidente e gli oligarchi, (“io mi occupo di politica, voi degli affari, senza mettere il naso dalle mie parti”) non è rispettato da certi, che preferiscono farsi spedire in Siberia (Khodorkovsky) o rassegnarsi all’autoesilio (Berezovsky, Gusinsky), che mollare l’osso. ...continua a leggere "SILOGARCHI E CIVILIKI"

In keinem anderen Buch zuvor wurde so klar und deutlich beschrieben, wie die zunehmend autoritäre und aggressive Haltung des Kreml das internationale Kräftegleichgewicht verändert. Bislang unveröffentlichte Insider-Informationen lassen die grösste virtuelle Demokratie der Welt in einem ganz neuen Licht erscheinen.

Die große „Wende“ von 1989 und die Auflösung des Sowjet-Imperiums erschienen vielen Deutschen als das große Happy End der politischen Weltgeschichte. Aber nur in Filmen wird nach dem Happy End ausgeblendet, in Wirklichkeit folgt oft Ernüchterung. Die Morde an Anna Politkowskaja und Alexander Litwinenko haben deutlich gemacht, dass die russische Politik wieder zu einer Bedrohung geworden ist: für die Menschen im eigenen Land wie auch für das Ausland. 20 Jahre nach der Wende-Ikone Michail Gorbatschow ist in vielen Bereichen ein Rückfall in Denk- und Verhaltensmuster aus der Sowjet-Ära festzustellen.

Der Westen, allen voran Putin-Freund und Gasprom-Aufsichtsratsvorsitzender Gerhard Schröder, hat diese Entwicklung ausgeblendet – motiviert von Wunschdenken und opportunistischer „Realpolitik“. Präsident Putins neuerliches Säbelrasseln gegenüber den ehemaligen Sowjet-Satelliten, -Republiken und den USA kann nicht verdecken, dass der neue Kalte Krieg mit ganz anderen Waffen ausgefochten wird: Sie heißen Geld, Rohstoffe und Propaganda. Das Buch des Osteuropa-Experten Edward Lucas ist gespickt mit Insider-Informationen, die bisher kaum an die Öffentlichkeit drangen.

(Dal sito dell'editore)

Edward Lucas

Der Kalte Krieg des Kreml - Wie das Putin-System Russland und den Westen bedroht

Riemann, 416 pagine, 19 Euro

"Il Caucaso è ritornato a essere un’area ad alta tensione e non solo per la guerra dello scorso anno tra Russia e Georgia. Il conflitto dei cinque giorni nell’estate del 2008 è servito a Mosca per dare un segnale forte: il Cremlino non accetta di ridurre la propria influenza nella regione e traccia una linea rossa che gli Stati Uniti con l’amministrazione Bush e Mikhail Saakashvili hanno oltrepassato. Ma nel Grande Gioco che coinvolge le potenze tra Caucaso e Asia Centrale questa è solo una faccia della medaglia. La Russia è tornata a giocare sulla scacchiera internazionale, sfruttando le mosse sconsiderate del presidente georgiano, ma all’interno dei propri confini non ha ancora scovato il bandolo della matassa. ...continua a leggere "UNA SPOLVERATINA A KADYROV?"

Nel primo anniversario della guerra nel Caucaso tra Georgia e Russia ripubblichiamo un articolo apparso lo scorso anno su Eurasia.

Il primo è stato Vladimir Putin, che in un’intervista alla Cnn e poi alla tedesca Ard alla fine di agosto ha accusato gli Stati Uniti di avere avuto un ruolo decisivo nel conflitto scoppiato all’inizio del mese in Georgia e nella repubblica indipendentista dell’Ossezia del sud. Il primo ministro russo ha detto davanti alle telecamere, testualmente, che “E' assai male armare una delle parti in un conflitto etnico e poi spingerla a risolvere il problema con la forza”, convinto dagli elementi in suo possesso che Washington fosse stata quantomeno al corrente dei preparativi dell’attacco georgiano. Ma non solo. Putin ha anche affermato che a parer suo che gli Usa vi abbiano preso direttamente parte: “Comincio a sospettare che tutto questo è stato fatto intenzionalmente per organizzare una piccola guerra vittoriosa. E, in caso di fallimento, fare della Russia un nemico per unire gli elettori intorno a un candidato alla presidenza; di certo si tratta del candidato del partito al potere, perché solo il partito al potere dispone di tali risorse”. A Putin insomma, al quale da più parti è stato ripetuto in questi anni che la seconda guerra cecena era stata la scusa per aprirgli i corridoi del Cremlino, non è sembrato vero di utilizzare il medesimo schema. ...continua a leggere "CHI HA VOLUTO l’ATTACCO A TSKHINVALI?"