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La Germania di Olaf Scholz ha lo stesso problema di quella di Angela Merkel: la Russia di Vladimir Putin. E un nodo da sciogliere, quello di Nord Stream 2, il secondo braccio del gasdotto sotto il Baltico che unisce direttamente i due Paesi bypassando la Mitteleuropa. Al momento è pronto al funzionamento, bloccato ufficialmente da cavilli legali, in realtà sospeso a causa della crisi ucraina tra Russia e Occidente. A ciò si aggiunge che all’interno del governo tedesco, nella nuova Ampelkoalition, la coalizione semaforo che comprende socialdemocratici, verdi e liberali, le posizioni sono diversificate. Continua su Tag43.it

L‘allargamento a Est della Nato negli ultimi 20 anni è stato sicuramente legittimo, ma è stato percepito in Russia come una minaccia alla propria sicurezza. Nel giro di pochi anni Paesi che prima della caduta del Muro di Berlino (1989) e della dissoluzione dell’Urss (1991) facevano parte dell’ex blocco sovietico sono passati dall’altra parte della barricata. Tra questi la Polonia nel 1999 e le tre repubbliche baltiche nel 2004, quelli che spingono con forza da tempo per l’entrata nell’Alleanza Atlantica anche dell’Ucraina. Continua su Tag43.it

Per Vladimir il crollo dell‘Unione Sovietica ratificato ufficialmente il 26 dicembre del 1991 è stato la maggiore catastrofe geopolitica del XX secolo. L‘implosione dell‘Urss ha sgretolato quello che era stato prima l’impero zarista e poi l’architettura transnazionale del sistema comunista, scomponendo un mosaico costruito in un paio di secoli. La cosa non è stata certo indolore, se si vanno a guardare i conflitti innescati nei territori delle quindici repubbliche indipendenti nate trent’anni fa. Ad eccezione delle più piccole, le tre repubbliche baltiche – Estonia, Lettonia e Lituania – passate velocemente nell’Unione Europea e nella Nato, in tutte le altre le guerre con migliaia di morti, cominciate proprio nel 1991, o addirittura prima, e ripresentatesi a corrente alternata nel corso di questi tre decenni, dimostrano che la dissoluzione dell’Urss catastrofica lo è stata veramente. Continua su Tag43.it

Il gasdotto della discordia deve diventare un boomerang per Putin. Questa è l’idea di Joe Biden sul Nord Stream 2, la seconda pipeline sotto il Baltico che dovrebbe raddoppiare il flusso di gas diretto dalla Russia alla Germania. Contrastato dagli Usa, ostacolato dai partner europei centro-orientali, il progetto made in Putin e Schröder, caparbiamente portato avanti da Angela Merkel, finisce nel calderone delle possibili sanzioni americane, nel caso Mosca dia corpo ai timori di Washington, invadendo l’Ucraina. Continua su Startmag.it

Quella bielorussa è una crisi internazionale, non è solo un duello tra Minsk e Bruxelles con la partecipazione accidentale di Varsavia. E come tale non può essere risolta senza la collaborazione della Russia. L’Unione europea deve trattare con Vladimir Putin, l’unico che può fare pressione su Alexander Lukashenko. Allo stesso tempo, l’Europa non può trattare con il Cremlino solo su un fronte, quando i dossier aperti sono molti, la maggior parte dei quali riconducibili a una battaglia più ampia che vede contrapposta la Russia agli Stati Uniti. Il problema dei migranti ai confini tra Ue e Bielorussia è solo un tassello della Guerra fredda ritornata in grande stile dopo il cambio di regime in Ucraina nel 2014 e lo spostamento del baricentro di Kiev verso Occidente. Continua su Tag43.it