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La narrazione in Occidente sul caso Navalny è profondamente (volutamente) errata. Politica e media (servi o ignoranti poco importa), raccontano del duello tra il presidente e il dissidente (sic: il buon Sacharov che quest’anno ne avrebbe compiuti cento si sta rivoltando da tempo nella tomba), della lotta tra il Male e il Bene. Demonizzazione dell’uno e santificazione dell’altro. È un po’ l’inevitabile e superficiale gioco in cui sguazza la propaganda, detto in generale, ma che per la Russia e di questi tempi vale molto di più, dato che Navalny ha accusato direttamente Putin di essere il mandante del suo tentato omicidio. Vero che sia o meno (io propendo per altre ipotesi), la riduzione del discorso si minimi termini dello scontro tra due persone è una colossale fesseria.

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Si chiude un anno non dei più facili per Vladimir Putin, che nel 2020 ha tagliato il traguardo dei venti anni al Cremlino, seppur con l’intermezzo di Dmitri Medvedev tra il 2008 e il 2012. Anniversario tondo, con poco da festeggiare al momento, dentro e fuori la Russia, anche se rispetto a quando prese in mano il timone da Boris Yeltsin il Paese ha fatto degli enormi passi in avanti. Non magari in fatto di democrazia, ma questa è una questione che sta a cuore più all’Occidente, che guarda sempre alla Russia per come vorrebbe plasmarla piuttosto che per come davvero è. Continua su Eastwest.eu

Difficoltà persistenti nei rapporti con gli Stati Uniti, sempre maggiore sintonia con la Cina. Così a grandi linee potevano essere definite le relazioni della Russia con i due grandi player sulla scacchiera geopolitica mondiale alla fine del 2019. Improbabile che la pandemia in corso possa cambiare in fretta questi equilibri, che rimarranno teoricamente variabili e comunque più dipendenti da altri fattori che non dal coronavirus che prima o poi sarà sotto controllo. Anche la crisi economica che stanno e dovranno affrontare tutti gli attori in questione non sarà decisiva nello spostare la strategia del Cremlino sul breve e medio periodo: con Vladimir Putin in carica sino almeno al 2024, e l'eventuale opzione di un prolungamento offerta dalle riforme costituzionali temporaneamente congelate causa Covid 19, non ci saranno cambiamenti in una prospettiva che da Mosca considera Washington più un un avversario che un partner e Pechino un alleato sempre più stretto. Continua su Startmag Magazine

Prima il ministro degli Esteri socialdemocratico, cioè il partito più sensibile ai buoni rapporti con Mosca, poi la ministra della Difesa, che fino al prossimo congresso resta pur sempre la leader della Cdu: domenica Heiko Maas e Annegret Kramp-Karrenbauer hanno alzato l’asticella delle pressioni su Putin, minacciando di rimettere in discussione l’accordo sul gasdotto Nord Stream 2 se dalla Russia non arriveranno nei prossimi giorni chiari segnali di collaborazione sull’avvelenamento dell’esponente dell’opposizione Alexej Navalny, ricoverato in coma alla Charité di Berlino. Continua su Startmag

Con la forte reazione di Angela Merkel all’avvelenamento dell’oppositore russo Aleksej Navalny, ora certificato dai medici della Charité di Berlino che cercano di strapparlo alla morte, la Germania ha risvegliato grandi attese: se le parole indirizzate a Vladimir Putin non vogliono restare un mero esercizio di politica simbolica, la cancelliera deve rinunciare al progetto di Nord Stream 2, il contestato (all’estero) raddoppio del gasdotto sotto il Mar Baltico. Continua su Startmag