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Gli ultimi mesi sono stati un po’ difficili per Vladimir Putin. Proteste a Mosca e in mezza Russia legate alle prossime elezioni amministrative, ma anche slegate dalla politica, come quelle a Yekaterininburg, dove le manifestazioni iniziate contro la costruzione di una chiesa in un’area verde si sono trasformate in un movimento anti-sistema, non solo locale. ...continua a leggere "PUTIN, RATING E PROTESTE"

Nell’agosto di 11 anni fa scoppiò la guerra in Georgia: cinque giorni di fuoco in cui l’esercito russo arrivò poco lontano da Tbilisi, fermandosi vicino a Gori, la città natale di Stalin. L’allora presidente Mikhail Saakashvili, salito al potere nel 2003 con la Rivoluzione delle rose, era caduto nella trappola di Vladimir Putin e volendo riportare a tutti i costi le repubbliche (già de facto indipendenti) di Abcasia e Ossezia del Sud sotto il controllo georgiano scatenò il conflitto che si concluse con la perdita definitiva dei due territori. Continua su Lettera43

Nell’inverno di ormai oltre sette anni fa (febbraio 2012) il movimento antiputiniano ebbe il suo momento di massimo successo. Oltre centomila persone in piazza a Mosca, altre decine di migliaia tra San Pietroburgo e alcuni dei maggiori centri in Russia. Le elezioni truccate alla Duma del dicembre 2011 avevano scatenato le proteste dell’opposizione extraparlamentare (quella sistemica era ed è sempre sul divano), supportata anche da elementi del sistema, in un momento in cui vari gruppi intorno al Cremlino erano in una fase più conflittuale del solito. ...continua a leggere "PUTIN, ELEZIONI E PROTESTE"

L’Ucraina è un paese spaccato. Sia perché la Crimea non c’è più e il Donbass è diventato un protettorato filorusso, sia perché, come hanno dimostrato per l’ennesima volta le elezioni (in questo caso presidenziali, ma per parlamentari e amministrative è la stessa cosa), la distribuzione del voto indica che all’est e al sud si vota in una determinata maniera, al centro e all’ovest in un'altra. ...continua a leggere "ZELENSKY E GLI OLIGARCHI"

Di seguito, dopo  la pubblicazione del rapporto del procuratore speciale Mueller che decreta come il presidente americano non abbia cospirato con la Russia, uno stralcio tratto dal libro "Putin 4.0", pubblicato nel marzo del 2018, in pieno Russiagate. Il capitolo in questione si intitola "Tanto rumore per nulla?"

L'ultimo capitolo in ordine temporale di russofobia o putinofobia che dir si voglia è tutto americano ed è legato all'arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, giunto dov'è proprio grazie all'appoggio diretto e personale di Putin, che si aspettava evidentemente grandi vantaggi.  Se fosse così bisognerebbe dedurre che Vladimir Vladimorovich si è sbagliato di grosso e a parte il fatto di aver creato un bel putiferio in casa americana, obbiettivo che comunque gli farebbe piacere, ha messo in pericolo la sicurezza non di mezzo mondo, ma di quello intero, Russia compresa. I dossier su Iran e Corea del Nord sono gli esempi più chiari di come una condotta poco accorta di Trump, accompagnata dai falchi a Washington a cui piace gettare benzina sul fuoco, potrebbe condurre a disastri imprevedibili. ...continua a leggere "MUELLER, TRUMP E PUTIN"