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L’onda lunga é partita da qui. Oggi a Danzica, davanti ai cancelli d’ingresso dei vecchi Cantieri Lenin ormai dismessi, si erge il monumento che simboleggia la voglia di libertà dei lavoratori e dell’intero popolo polacco durante il periodo del regime comunista. Le tre ancore poste in cima alle colonne alte oltre quaranta metri ricordano i movimenti di protesta soffocati nel sangue nel 1956, 1970 e 1976. ...continua a leggere "PROSSIMA USCITA SOLIDARNOSC"

Era esattamente vent’anni fa. Era il febbraio del 1989, e in una Varsavia che viaggiava da tempo in anticipo rispetto al calendario gorbacioviano della perestrojka, si apriva la tavola rotonda. Intorno, i nemici di un tempo: gli uomini del governo comunista in carica, il sindacato fantoccio di regime, gli eroi di Solidarnosc, i gruppi di opposizione sorti clandestinamente dopo gli scioperi sedati del 1981 e ora riemersi dalla penombra. In tutto cinquantasette persone. La transizione polacca maturò lì, in quelle stanze anonime e burocratiche, così lontane dai rumorosi cantieri di Danzica dove tutto era iniziato nove anni prima. Il capitolo polacco della rivoluzione del 1989 si distacca dall’epopea che vissero tedeschi dell’est e cecoslovacchi, e poi rumeni e baltici e albanesi nei mesi e negli anni a seguire. Fu un passaggio politico, un lavoro di trattative e accordi, una battaglia sul filo sottile della retorica e del braccio di ferro, giocato però sul tavolo della diplomazia. Fu la tavola rotonda. Lo storico François Feitö la definì “la rivoluzione stanca”. ...continua a leggere "LA RIVOLUZIONE STANCA"