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Con l’arrivo sul filo del traguardo di più vaccini contro il coronavirus, l’attenzione si sposta sulla macchina logistica che i vari Stati nazionali sono chiamati ad organizzare per sostenere la vaccinazione (si spera) di massa. E particolare interesse sta suscitando, almeno in Italia, il lavoro di preparazione in Germania, paese ritenuto particolarmente efficiente nell’affrontare emergenze organizzative. E se nel corso della prima ondata pandemica l’efficienza del sistema sanitario tedesco era stato osservato con un certo sospetto (si ricorderanno le interminabili discussioni sui numeri relativamente bassi di contagi e decessi in Germania, sui metodi di contabilità, sulla quantità di tamponi effettuati, fino alle fake news sui tedeschi che si nascondevano i morti), in questa seconda ondata i giudizi si accompagnano alle iperboli più ricercate. La macchina organizzativa tedesca è “poderosa” e le task force dei Länder, spronate dal ministro federale della Sanità Jens Spahn, si attrezzano per “la più grande opera di vaccinazione mai fatta”. Continua su Startmag

Prima il ministro degli Esteri socialdemocratico, cioè il partito più sensibile ai buoni rapporti con Mosca, poi la ministra della Difesa, che fino al prossimo congresso resta pur sempre la leader della Cdu: domenica Heiko Maas e Annegret Kramp-Karrenbauer hanno alzato l’asticella delle pressioni su Putin, minacciando di rimettere in discussione l’accordo sul gasdotto Nord Stream 2 se dalla Russia non arriveranno nei prossimi giorni chiari segnali di collaborazione sull’avvelenamento dell’esponente dell’opposizione Alexej Navalny, ricoverato in coma alla Charité di Berlino. Continua su Startmag

Con la forte reazione di Angela Merkel all’avvelenamento dell’oppositore russo Aleksej Navalny, ora certificato dai medici della Charité di Berlino che cercano di strapparlo alla morte, la Germania ha risvegliato grandi attese: se le parole indirizzate a Vladimir Putin non vogliono restare un mero esercizio di politica simbolica, la cancelliera deve rinunciare al progetto di Nord Stream 2, il contestato (all’estero) raddoppio del gasdotto sotto il Mar Baltico. Continua su Startmag

Il governo tedesco appare più ottimista sulla capacità dell’economia di riprendersi dopo le settimane di lockdown dovute alla prima ondata del covid. Le nuove stime per il 2020 presentate ieri dal ministro Peter Altmaier, contengono la diminuzione del Pil al 5,8%, mezzo punto in meno rispetto al -6,3 previsto qualche mese fa. Si tratta sempre di un calo consistente, che supererebbe seppur di un decimale appena quello storico del 2009, anno della crisi finanziaria globale, quando il Pil retrocesse del 5,7%. Ma è il segnale che la ripresa, dopo il periodo del blocco quasi totale, è più veloce del previsto e dunque la recessione sarà meno profonda di quanto si temeva. Continua su Startmag

Nella serata di ieri, 3 giugno, i partiti della Grosse Koalition hanno trovato la quadra del pacchetto di aiuti di 130 miliardi in due anni, con i quali la Germania spera di superare la crisi economica derivata dal coronavirus. Un elenco dettagliato di 57 punti, che segnano il percorso che il governo ha delineato per l’economia e la società tedesca nell’epoca post pandemica. Di quella cifra, un’enormità nella storia repubblicana tedesca, ben 120 miliardi sono a carico delle casse federali. Un impegno che macina in un colpo solo sette anni di oculata gestione finanziaria, sette anni in cui il pareggio di bilancio, lo Schwarze Null, era diventato il dogma e la bussola della politica finanziaria tedesca. E il motivo – a detta dei suoi due artefici, i due ministri delle Finanze di questo settennato, Wolfgang Schäuble (Cdu) e Olaf Scholz (Spd) – per cui oggi la Germania può affrontare con una potenza di fuoco maggiore la più grave crisi dal dopoguerra. Continua su Startmag