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Richard Grenell è da quasi un anno l'ambasciatore degli Stati Uniti a Berlino. È una specie di controfigura di Donald Trump, trapiantata nella più importante capitale europea. Ex commentatore per Fox News e Breitbart, al servizio di Steve Bannon, è stato per qualche anno sotto George Bush anche il portavoce dell'ambasciatore a stelle e strisce alle Nazioni Unite. Nel 2018 il grande salto e il nuovo ruolo nella capitale tedesca... Continua su Lettera 43

Il dopo-Merkel non è ancora ufficialmente iniziato ma grazie alla campagna dei tre aspiranti successori la Cdu è tornata a discutere di politica. Di idee, di strategie e di visioni. In un clima di confronto che rompe quella smobilitazione simmetrica caratteristica dell'era Merkel. La politica torna a essere conflitto, la voglia di tornare alle idee contagia anche gli altri partiti. Intanto gli occhi sono puntati su Amburgo dove un vero congresso di partito dopo decenni di candidature condivise designerà il successore di Merkel. L'articolo su Start Magazine.

Uno dei più grandi istituti di credito dell'Europa centrale, la Deutsche Bank, vive da anni una situazione difficile. In questi giorni torna al centro dell'attenzione per nuovi scandali in cui sarebbe stata coinvolta. Sembrava una stagione gettata alle spalle dopo il pagamento di multe salatissime che ne tarpano i bilanci. Su Start Magazine l'analisi attraverso i commenti della stampa tedesca.

Tre miliardi di euro fino al 2025. A tanto ammonta il budget destinato da Berlino al piano di promozione dell'intelligenza artificiale. Una briciola rispetto a quanto impegnato dalla Cina. Ma il governo di Angela Merkel ci prova, consapevole che il fronte della digitalizzazione rappresenti per il sistema-paese tedesco la vera sfida da vincere per mantenere il livello di prosperità economico-sociale faticosamente costruito dal dopoguerra ad oggi. L'analisi del piano nell'articolo su Start Magazine.

Politica (e media) a sinistra, industria a destra. Di questi tempi può essere anche confortante che il mondo si muova come si è sempre mosso. Per le elezioni di midterm negli Stati Uniti le imprese tedesche che hanno filiali o affari oltreoceano hanno sganciato contributi elettorali ai candidati, seppure sotto forma di donazioni dei singoli lavoratori. La Welt svela nomi e cifre. E preferenze: nonostante il governo di Berlino si senta in trincea contro le politiche commerciali di Trump, le industrie preferiscono supportare i suoi candidati. Tutto raccontato su Start Magazine.