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Lo sconvolgimento al vertice del partito socialdemocratico tedesco Spd non porterà forse alla caduta (almeno in tempi brevi) del governo di Grosse Koalition, ma aggiungerà turbolenze e tensioni che promettono di rendere ancora più travagliata la fase conclusiva dell’era politica di Angela Merkel. Il risultato a sorpresa dell’elezione della nuova coppia di leader, di fatto due illustri sconosciuti come Saska Esken e Norbert Walter-Borjans, cambia ancora una volta lo scenario politico tedesco, già sopravvissuto ai rinnovamenti dirigenziali nei due partiti cristiani della coalizione: la Cdu e la Csu. Continua su Start Magazine.

Fu Gerhard Schröder a vivere da cancelliere l’ultima crisi economica tedesca. Correvano i primi anni Duemila e, con i disoccupati sulla soglia dei 5 milioni, la Germania era considerata il malato d’Europa, condannato a un declino inevitabile. Poi arrivarono le riforme del mercato del lavoro e dell’assistenza pubblica, che diedero alle imprese il segnale della riscossa. Schröder ne fu l’artefice ma a riscuoterne l’incasso politico fu Angela Merkel, beneficiaria di un decennio d’oro di crescita e supremazia sui mercati globali. Oggi, dopo i primi segnali di raffreddamento dell’economia, la Germania si riscopre spaventata e intimorita dalla prospettiva che si avverino le preveggenze delle inascoltate Cassandre che, ancora in tempi di vacche grasse, invitavano governi e imprese a evitare eccessivi trionfalismi e ad attrezzarsi per non perdere il treno dell’innovazione. Continua a leggere su Startmag

A sentire Martin Schulz, è stato scelto “il ministro più debole del governo tedesco” ed è uno scandalo che “una tale performance sia evidentemente sufficiente per diventare presidente della Commissione europea”. Risentimenti personali a parte (e Schulz, da quando ha bruciato il suo potenziale politico, ne è un portatore sano) le più forti delusioni per la scelta di Ursula von der Leyen alla maggiore carica dell’Unione Europea arrivano proprio dalla Germania. Talvolta la politica è bizzarra: proprio quando tutto sembrava indicare all’ambiziosa nobile tedesca una neppure troppo onorevole via del tramonto, ecco che dal cilindro delle indecisioni europee è uscito il coniglio della rinascita, l’inatteso balzo verso un eccitante proscenio europeo.  Continua a leggere su Startmag

Tutto nasce per una scultura regalata dallo Stato francese alla città di Berlino Ovest nel 1987, che simboleggia gli stretti legami storici fra le due realtà. Più di quarant'anni dopo, artista e ambasciata di Francia hanno chiesto che otto platani, che in estate ostacolano la vista della scultura, vengano abbattuti. E le autorità politiche di Berlino asseconderanno il desiderio, abbattendo gli alberi e facendo arrabbiare i suoi abitanti. I dettagli nel post di Alexanderplatz su Lettera 43.