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Tutto nasce per una scultura regalata dallo Stato francese alla città di Berlino Ovest nel 1987, che simboleggia gli stretti legami storici fra le due realtà. Più di quarant'anni dopo, artista e ambasciata di Francia hanno chiesto che otto platani, che in estate ostacolano la vista della scultura, vengano abbattuti. E le autorità politiche di Berlino asseconderanno il desiderio, abbattendo gli alberi e facendo arrabbiare i suoi abitanti. I dettagli nel post di Alexanderplatz su Lettera 43.

Un Consiglio Jumbo che governi economie e bilanci della zona euro, allargando l'Eurogruppo ai ministri dell'Economia, la trasformazione del fondo di salvataggio Ue (Esm/Mes) in un fondo monetario europeo. Sono due delle proposte con cui Angela Merkel vuole controbattere al progetto più radicale di riforma europea auspicato da Emmanuel Macron. Francia e Germania vorrebbero rinsaldare l'asse per le prossime sfide europee, ma i loro progetti non potrebbero essere più diversi. Approfondimento su Start Magazine.

Alla fine è andata come era previsto. Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno usato il linguaggio della diplomazia per far sapere a chi ha orecchi per intendere, che l'accordo sul secondo pacchetto di aiuti alla Grecia non è stato trovato, ma che si lavorerà assieme per provare ad arrivare a un accordo entro il vertice dei paesi Ue alla fine della prossima settimana.

L'incontro di questa mattina alla cancelleria si era caricato di aspettative eccessive: i due amici di sempre, si diceva, avrebbero trovato la soluzione giusta per comporre il dissidio che divide Germania e Francia sulla questione greca. Nelle ultime ore della vigilia, erano invece emerse con forza le ragioni del pessimismo: troppo grande la distanza fra le parti, con Berlino ferma sulla volontà di far partecipare anche i creditori privati ai costi degli aiuti e Parigi fermamente contraria. Nessun accordo ma anzi il rischio concreto che lo scontro prosegua ancora in futuro.

Se un passo in avanti va comunque registrato, è nel passaggio della dichiarazione comune in cui Merkel e Sarkozy sottolineano la volontà di raggiungere il compromesso entro i 7-8 giorni che separano l'incontro bilaterale di oggi dal vertice europeo. Ieri, dagli ambienti governativi tedeschi era trapelata la tentazione di rimandare ogni decisione al prossimo settembre, scavalcando l'estate e lasciando che la Grecia attingesse il denaro necessario nel quadro del pacchetto di aiuti già in vigore. La ferma opposizione del presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker e della banca centrale europea hanno fatto cambiare idea a Berlino, che oggi invece punta a sbrogliare la matassa in una settimana.

L'impressione è che il compromesso sarà trovato sulla posizione francese, che ha il sostegno anche della Bce e delle banche centrali dei vari paesi, Germania compresa: i creditori privati (banche, assicurazioni, fondi immobiliari) potranno partecipare ai costi di finanziamento, ma solo su base volontaria e non coercitiva, come voleva il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Per la cancelliera sarà di fatto una sconfitta, difficile da far digerire ai propri contribuenti, ai quali risulta indigesto dover sborsare altro denaro per salvare i conti di un paese che non ha saputo amministrarsi con saggezza.

Ma la questione greca è solo uno dei punti di frizione tra Germania e Francia. La Süddeutsche Zeitung ha fotografato nel titolo del suo articolo principale lo stato dell’arte: «Da soli invece che insieme». La venatura quasi letteraria della titolazione inquadra alla perfezione il pericoloso isolamento con cui i due leader sono giunti al faccia a faccia di oggi. Non si esagera se si afferma che quello attuale è uno dei punti più bassi dal dopoguerra della relazione fra i due pilastri portanti della politica europea. I motivi di frizione occupano quasi l’intero spettro dei campi possibili, dall’economia al commercio, dalla finanza alla politica estera.

Le relazioni bilaterali sono state particolarmente logorate dalla decisione della Merkel di astenersi nel voto al consiglio di sicurezza sulla mozione libica, sostenuta con forza personalmente dal presidente francese. Poi, Parigi è rimasta irritata dalla decisione solitaria della cancelliera di abbandonare l’energia nucleare, alla quale invece la Francia non vuol rinunciare. I francesi temono che le conseguenze della politica energetica tedesca possano danneggiare la loro economia e, forse, il caso dell’Italia, dove il referendum anti-atomo ha di fatto compromesso i lucrativi accordi economici fra Parigi e Roma, ne è una testimonianza. Più antichi sono i dissapori sulla forza dell'export tedesco, che avevano spinto alcuni ministri del governo francese a chiedere misure per limitarne la potenza. Fatto sta che la storia europea insegna che quando Berlino e Parigi non viaggiano su binari comuni, l'intera impalcatura scricchiola e si blocca. È quel che sta accadendo in questi mesi, non soltanto sulle questioni che riguardano Atene.