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Le previsioni di crescita dei paesi dell’Europa centro-orientale per quest’anno indicano ancora cifre da far invidia. In particolare la locomotiva polacca, così come la “sovranista” Ungheria, vanno incontro alla fine del 2019 centrando un aumento del Pil del 4,5%, dato che fa invidia ai paesi che hanno già quest’anno avvertito il rallentamento dell’economia globale, Germania su tutti. Ma anche il boom nel cuore dell’Europa, nei piccoli paesi fuoriusciti trent’anni fa dal comunismo riscoprendo l’antica vocazione industriale, ha i mesi contati. Beata Javorcik, capo economista della Banca per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers, soprannominata la banca dell’est giacché opera nei paesi dell’Europa centrale e orientale e dell’Asia centrale) è stata esplicita in un colloquio con la Neue Zürcher Zeitung, l’autorevole quotidiano svizzero di lingua tedesca: “Con il prossimo anno la festa finisce”. Continua su Startmag.it

Mentre la Germania prosegue a fatica lungo la strada della svolta energetica - l'abbandono dell'atomo e lo sviluppo delle fonti rinnovabili - i paesi dell'Europa centrale e orientale restano fedeli al nucleare. Dalla Russia alla Polonia, dai Paesi Baltici alla Repubblica ceca, dalla Bulgaria alla Bielorussia e all'Ucraina di Cernobyl, la mappa dei futuri impianti e del risanamento di quelli vecchi. Su Start Magazine.