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CAPOLINEA PER IL MACELLAIO DEI BALCANI MLADIC

“In nome della Repubblica di Serbia, vi annuncio che oggi è stato arrestato Ratko Mladić”. Il presidente Boris Tadić ha confermato l'arresto del superlatitante poco dopo le ore 13.00. “Con l'arresto di Mladić chiudiamo una delle pagine più difficili della nostra storia recente”, ha detto Tadić, ribadendo che quanto avvento oggi è un passo importantissimo verso la “piena riconciliazione” nell'area ex-jugoslava.

Francesco Martino /Osservatorio Balcani e Caucaso

 

“In nome della Repubblica di Serbia, vi annuncio che oggi è stato arrestato Ratko Mladić”. Il presidente Boris Tadić ha confermato l'arresto del superlatitante poco dopo le ore 13.00 ora locale. “Con l'arresto di Mladić chiudiamo una delle pagine più difficili della nostra storia recente”, ha detto Tadić ai giornalisti che assiepavano numerosi la conferenza, ribadendo che quanto avvenuto oggi è un passo importantissimo verso la “piena riconciliazione” nell'area ex-jugoslava.

Il sito b92 ha reso note le prime informazioni sull'operazione di polizia che stamattina ha portato all'arresto di Ratko Mladić, avvenuto nel villaggio di Lazarevo, in Vojvodina, non lontano da Novi Sad. Mladić non aveva alcun tipo di travestimento, né portava la barba lunga (al contrario di Radovan Karadžić) , ma apparirebbe molto invecchiato. Al momento dell'arresto non ha opposto alcuna resistenza. La polizia, coadiuvata dal Servizio per le indagini sui crimini di guerra, ha individuato Mladić in una casa dalla facciata gialla nel centro del villaggio (nella foto in alto). I cittadini di Lazarevo si sono detti estremamente sorpresi e il presidente della comuniltà locale del villaggio Radmilo Stanišić, ha dichiarato di non sapere che Mladić viveva a Lazarevo.

Tadić ha confermato che le autorità giudiziarie serbe stanno già lavorando per permettere l'estradizione di Ratko Mladić al Tribunale dell'Aja. Il presidente serbo ha però rifiutato di fornire maggiori dettagli sull'operazione di polizia che ha assicurato, dopo lunghi anni di latitanza, l'ex generale serbo bosniaco alla giustizia, perché questi “sono estremamente delicati e importanti” per gli investigatori che stanno ancora lavorando al caso.

Secondo Tadić, oggi la credibilità morale della Serbia è cresciuta notevolmente, e l'arresto di Mladić dovrebbe portare all'abbattimento degli ultimi ostacoli del percorso di integrazione europeo della Serbia. Il presidente serbo ha rivendicato più volte la serietà del governo di Belgrado nel voler collaborare con il Tribunale dell'Aja, e ha ringraziato tutte le istituzioni di sicurezza che hanno contribuito all'arresto.

“Tutti i crimini devono essere perseguiti, e tutti i criminali devono essere portati davanti alla giustizia”, ha detto poi Tadić, insistendo perché la comunità internazionale (e le Nazioni Unite in particolar modo) faccia di più per dare il via a indagini indipendenti sul presunto traffico di organi in Kosovo messo in luce dal recente rapporto del senatore svizzero Dick Marty (che vedrebbe coinvolto lo stesso premier kosovaro Hashim Thaci).

Tadić ha confermato che l'arresto di Ratko Mladić è avvenuto sul territorio della Repubblica di Serbia (secondo le prime notizie filtrate, l'arresto sarebbe avvenuto in Vojvodina). Ai giornalisti, ha promesso che le indagini andranno fino in fondo, per scoprire chi e come ha aiutato in questi anni Mladić a sfuggire alle maglie della giustizia. Il presidente ha aggiunto che la ricerca della verità non dovrà risparmiare nemmeno le strutture dello stato serbo. “Sono orgoglioso del fatto che le nostre strutture di sicurezza hanno portato a questo risultato. Perché Mladić non è stato arrestato cinque anni fa? E' quanto scopriremo con le indagini”.

Il capo militare dei serbo bosniaci era stato formalmente incriminato dal Tribunale dell'Aja già nel luglio 1995. Nostra scheda sui capi d'imputazione di cui Mladić deve rispondere di fronte ai giudici internazionali. Tadić ha respinto ogni accusa rispetto al fatto che la Serbia si sarebbe mossa soltanto in risposta alle pressioni internazionali. “E' evidente che non abbiamo fatto alcun tipo di calcoli quando si è trattato di arrestare Ratko Mladić. Abbiamo collaborato pienamente col Tribunale dell'Aja fin dall'inizio del mandato di questo governo”.

Tadić ha poi ricordato che un ultimo ricercato rimane latitante, Goran Hadžić, ex presidente della Repubblica Serba di Kraijna, ricercato per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. “Goran Hadžić sarà arrestato. Avevo detto che Radovan Karadžić sarebbe stato arrestato, e questo è successo. Avevo detto che Ratko Mladić sarebbe stato arrestato, e anche questo è successo. Tutti i boss criminali saranno portati davanti alla giustizia prima della fine del mandato di questo governo. Ve lo prometto”.

Decine di migliaia di persone nei Balcani stanno firmando per sostenere il progetto della Rekom, un'iniziativa regionale volta ad accertare i fatti avvenuti durante i dieci anni di guerre in ex Jugoslavia. Un passo concreto verso la riconciliazione. Il progetto nella voce di alcuni dei suoi protagonisti.

"Sto scrivendo a Goran Hadžić, invitandolo a consegnarsi e a collaborare con i servizi di sicurezza serbi. E' evidente che non potrà nascondersi per sempre, ed è altrettanto evidente che abbiamo intenzione di portare fino in fondo il nostro impegno nei confronti del Tribunale dell'Aja", ha detto Tadić.

Secondo il presidente serbo, l'arresto di Mladić non porterà a problemi nel paese, e chiunque dovesse tentare di creare instabilità approfittando dell'arresto del generale serbo-bosniaco sarà fermato dall'azione delle istituzioni dello stato.

Le prime informazioni sul possibile arresto di Ratko Mladić erano circolate nella tarda mattinata, quando il quotidiano croato Jutarnji List ha battuto in anteprima la notizia di un'operazione speciale della polizia serba (effettuata nelle prime ore della mattina) che ha portato all'arresto di un uomo che ha presentato le generalità di Milorad Komadić.

Fonti di polizia serbe, citate dallo Jutarnji List, avrebbero poi lasciato filtrare l'informazione che, con grande probabilità, dietro il nome di Komadić si nascondeva il superlatitante Ratko Mladić, ricercato dal tribunale dell'Aja per genocidio, criminidi guerra e crimini contro l'umanità, soprattutto per gli eventi accaduti a Srebrenica nel luglio del 1995. All'arresto di Ratko Mladić/Milorad Komadić ha partecipato anche la Procura speciale per i crimini di guerra della Repubblica di Serbia.

(Osservatorio Balcani e Caucaso)