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ANDERS BREIVIK, THE GERMAN CONNECTION?

Articolo di Pierluigi Mennitti

 

Nelle 1500 pagine del pamphlet di Andres Breivik il nome di Angela Merkel compare più volte. Come molti altri politici europei, la cancelliera viene accusata di non prendere in seria considerazione il pericolo islamico e di porsi in maniera troppo morbida di fronte alla questione immigrazione. Un manifesto grondante odio che ha messo in allarme i servizi di sicurezza tedeschi. Attacchi generici frutto di farneticazioni o un concreto indizio di minacce anche nei confronti del capo del governo tedesco?

Secondo lo Spiegel, «i funzionari della sicurezza tedesca cercano di capire quali possano essere i legami di Breivik con la Germania ma per il momento le loro ricerche non hanno portato ad alcun risultato». A differenza di altri Paesi, per ovvi motivi storici le autorità tedesche non hanno mai trascurato di osservare con particolare attenzione la scena dell'estremismo di destra e delle formazioni neo-naziste, di seguirne le evoluzioni, di infiltrarne i movimenti.  «Nello scorso fine settimana», ha proseguito il magazine, «gli investigatori hanno setacciato i gruppi dell'area geograficamente più vicina alla Scandinavia e in particolare quella anseatica. Piuttosto attiva è stata la sezione di Amburgo dell'agenzia per la tutela costituzionale, impegnata nella ricerca di eventuali prove che legassero ambienti dell'estremismo di destra locale all'uomo che ha scatenato il terrore in Norvegia. Che ci siano contatti tra i movimenti estremistici di Amburgo e scandinavi non ci sono dubbi, ma nel caso di Breivik il dirigente dell'agenzia di Amburgo Manfred Murck ha escluso qualsiasi legame con gli ambienti amburghesi».

Tuttavia, secondo informazioni dei servizi raccolte dal Tagesspiegel, appena un'ora prima di entrare in azione, precisamente tra le 14.08 e le 14.18 di venerdì 22 luglio, Breivik avrebbe inviato le 1500 pagine del suo manifesto a centinaia di indirizzi e-mail di uomini e organizzazioni di estrema destra in Europa e negli Stati Uniti: «Alcune di queste e-mail sono state recapitate in Germania, agli indirizzi della sede centrale di Berlino dell'Npd, il partito di estrema destra con tendenze neo-naziste, e delle sedi locali di Erfurt, Aschaffenburg e Unna. Altri destinatari sono stati piccoli gruppi come quello denominato 'Resistenza nazionale Dortmund', i nazionalisti autonomi della Frisia orientale o il partito populista 'Cittadini in collera', che detiene un seggio nell'assemblea amministrativa di Brema».

Tutti contatti che in queste ore gli investigatori tedeschi stanno vagliando ma che allo stato attuale delle indagini appaiono del tutto casuali. «Un portavoce del ministero degli Interni ha confermato che per il momento è escluso qualsiasi collegamento fra l'attentatore norvegese e ambienti dell'estremismo di destra tedesco», ha scritto lo Spiegel, «così come non esistono indizi di una possibile, analoga azione di gruppi radicali all'interno del territorio della Germania». Secondo i servizi tedeschi, la vicenda norvegese andrebbe dunque confinata all'azione di un singolo o di un gruppo isolato e, nonostante il farneticante appello di Breivik alla solidarietà europea, non farebbe parte di un salto di qualità nell'offensifa di un network radicale continentale.

«Per quanto riguarda la Germania», ha proseguito il magazine, «non si segnalano cambiamenti nel livello di minaccia della scena della destra radicale e non sono state individuate strutture terroristiche in grado di sferrare attacchi simili a quello avvenuto in Norvegia. Le azioni violente vengono condotte in maniera prevalentemente spontanea e si tratta in genere di cortei provocatori, scontri di strada e attacchi ai contro-dimostranti, puntualmente mobilitati ogni volta che i gruppi neo-nazisti annunciano una propria manifestazione». Se l'ambiente estremistico appare dunque ancora sotto controllo e privo di quella capacità operativa in grado di far compiere il salto di qualità, le preoccupazioni sono legate al futuro.

È ritornato di attualità il tema della conservazione dei dati raccolti nelle investigazioni, sia quelli telefonici sia quelli su Internet. Un dibattito che in Germania si intreccia al tema sensibile della privacy. «Bisogna consentire l'intercettazione del traffico su Internet e dei colloqui telefonici», ha sostenuto il portavoce del gruppo Cdu-Csu Hans-Peter Uhl, «perché solo quando gli investigatori sono nelle condizioni di intercettare comunicazioni su un progetto di attentato, sono poi in grado di bloccare una simile azione e difendere la vita dei cittadini». Il problema, secondo Uhl, riguarda specialmente i casi di singoli attentatori, i casi più difficili da scovare seguendo la via tradizionale delle infiltrazioni nei gruppi estremisti. Da tempo, su questo tema, il confronto all'interno del governo fra Cdu e liberali è piuttosto acceso, giacché questi ultimi sono particolarmente restii all'introduzione di norme che possano intaccare la libertà del singolo cittadino. «Tuttavia», ha concluso il portavoce del ministero degli Interni, «bisogna anche riconoscere l'impossibilità tecnica di un monitoraggio totale di quanto viene scambiato sul web».

(Lettera 43)