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Bottino russo. Monti fa il pieno di contratti a Mosca

Il presidente del consiglio in Russia. Sei accordi pesanti portati a casa dalle aziende italiane. Puntare sull'«economia e reale», mentre i mercati ballano paurosamente: questa la scelta del capo del governo. Che, rispetto al predecessore, ha da subito «spersonalizzato» i rapporti con la leadership del Cremlino. 

(Scritto per Europa)

Chelyabinsk, Urali. Uno stabilimento industriale (Archivio Rassegna Est)
Chelyabinsk, Urali. Uno stabilimento industriale (Archivio Rassegna Est)

A ogni vertice italo-russo, una gragnola di accordi economici. È andata così anche nella due giorni di Mario Monti nella Federazione, terminata ieri. Sei i contratti, tutti pasciuti, siglati in mattinata a Mosca tra le aziende dell’uno e dell’altro paese alla presenza del presidente del consiglio e dell’omologo Dmitrij Medvedev.

Snoccioliamoli. Poste italiane e Selex Elsag, controllata di Finmeccanica, hanno rinnovato la cooperazione con Pochta Rossii (i servizi postali russi), incentrata soprattutto sul trasferimento di know-how. Il gruppo edile Rizzani De Eccher, invece, s’è accordato con Northern Caucasus Resorts, operatore turistico statale. Investirà un miliardo di euro nella costruzione di alberghi e il governo russo, riporta il quotidiano Kommersant, è pronto a offrire sgravi e agevolazioni.

Sempre la De Eccher – veniamo così al terzo accordo – realizzerà l’area commerciale che sorgerà intorno al vecchio stadio della Dinamo Mosca, che verrà interamente ricostruito in occasione dei Mondiali di calcio del 2018. L’azienda sarà sostenuta da Intesa-SanPaolo, Sace e Cassa depositi e prestiti, che con altri soggetti hanno messo a punto il protocollo – quarto accordo – sul finanziamento dei lavori.

Il quinto contratto prevede che Techint offrirà le sue competenze tecnologiche per ridurre l’impatto delle emissioni di anidride solforosa (SO2) espulse dalle ciminiere della grande fabbrica siberiana della Norilski Nikel, primatista mondiale della produzione di nichel e palladio. Infine, l’Eni. Il cane a sei zampe e Rosneft, colosso petrolifero russo, hanno definito i punti dell’accordo dello scorso aprile sulle esplorazioni congiunte negli offshore del Mar Nero e del Mar di Barents.

I contratti di ieri confermano l’ottima intesa tra i due paesi. La Russia è per l’Italia un enorme mercato, in piena evoluzione, dove mettere radici. L’Italia è per la Russia una nazione che ha scelto, nei rapporti bilaterali, di anteporre la cooperazione alla competizione.

Il dialogo italo-russo, rodato anche in ambito culturale e religioso (domenica Monti ha incontrato il patriarca Kirill), resiste al tempo e alle coloriture politiche. Ma attenzione: l’impostazione di Monti, così come quello di Prodi, è assai diversa da quella berlusconiana. Si adegua, viene da dire, alle linee indicate da Giorgio Napolitano. Parlando al corpo diplomatico, il capo dello stato spiegò a dicembre che l’amicizia con Mosca è di primaria importanza, ma che andrebbe coltivata passando da una «spersonalizzazione». Difficile non vedere, in quella parola, un riferimento all’approccio fin troppo emozionale tra Berlusconi e Putin (Monti l’ha incontrato a Soci prima di rientrare in Italia).

Ebbene, il primo ministro ha privilegiato l’atteggiamento compìto invocato, in sostanza, dal Colle. Senza però rinunciare a promuovere i nostri interessi nazionali. Anzi, difendendoli con le unghie. Perché l’export verso la Russia (12,2 miliardi nel 2011) e la solidità dei rapporti economici con Mosca sono l’esempio di quell’«economia reale» su cui secondo Monti bisogna puntare, ora che i mercati e lo spread ballano pericolosamente, rischiando di portarci giù. E i diritti umani? Il caso Khodorkovskij? I continui niet russi all’Onu? Magari se ne parlerà in autunno, quando a Roma, a quanto pare, si terrà il vertice intergovernativo Russia-Italia. A Mosca la priorità era l’economia reale.

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