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GROßE KOALITION SULLA SPREA

Su poco più di tre chilometri di asfalto è cappottata, poco più di una settimana fa, la coalizione rosso-verde che avrebbe dovuto guidare il governo di Berlino per i prossimi 5 anni. La divisione insormontabile fra i mediatori dei due partiti è stata il prolungamento di un'autostrada cittadina, la A100: progetto irrinunciabile per lo sviluppo della città secondo i socialdemocratici, inutile sperpero di soldi per gli ecologisti. Così, dopo un paio di approcci e il via libera dei delegati delle assemblee cittadine, gli uomini chiamati a mettere su il programma di governo hanno preso cappello dopo appena un'ora di discussione nel primo incontro ufficiale.

La delusione tra le due fazioni della sinistra è durata il breve tempo di scambiarsi colpe e responsabilità e di lanciarsi qualche ammonimento sulle conseguenze che la rottura di Berlino potrebbe avere sui futuri equilibri politici a livello federale. Ma è sembrato quasi che il fallimento non abbia sorpreso nessuno. Che la questione autostradale potesse portare alla rottura era messo da tutti nel conto: già in campagna elettorale il tema aveva profondamente diviso Spd e Verdi e anche i primi approcci informali della prima settimana avevano lasciato intendere che il dissidio non era stato superato, solo messo da parte. Una spia del malessere era arrivata dalla riunione del direttivo dell'Spd berlinese nella quale i delegati, pur dando il via libera alle trattative con gli ecologisti, avevano a lungo discusso dell'affidabilità di un partner così volubile soprattutto di fronte alla realtà di una coalizione che si sarebbe basata su un solo voto di maggioranza.

Ed è stata probabilmente questa ultima preoccupazione che ha irrigidito la posizione dei due mediatori socialdemocratici, lo stesso Klaus Wowereit e il responsabile cittadino Michael Müller, i quali hanno deciso di affrontare subito e con puntiglio lo scoglio dell'autostrada non lasciando alla controparte alcuno spazio di manovra. Così, quella striscia di asfalto è diventato il primo argomento di discussione con la Cdu, l'unico altro partito con cui l'Spd può formare un governo. I cristiano-democratici si erano piazzati al secondo posto nelle elezioni berlinesi con il 23,4%, superando di 6 punti percentuali i Grünen e ottenendo un buon risultato, in controtendenza rispetto alla tendenza generale delle altre elezioni regionali del 2011. L'accordo sul punto era scontato: anche per la Cdu, il prolungamento autostradale è un progetto importante per dotare la capitale di migliori infrastrutture di trasporto. Superato l'ostacolo che aveva fatto deragliare il treno rosso-verde, le due delegazioni stanno ora affrontando tutti gli altri aspetti del futuro programma, a cominciare dal tema della sicurezza, divenuta una delle emergenze primarie della capitale.

I colloqui sembrano indirizzati verso il successo e, se così sarà, Berlino tornerà ad avere dopo 10 anni una Große Koalition, con una maggioranza stabile almeno dal punto di vista numerico. In più, le due forze principali possono contare su una certa omogeneità di programma su temi come lo sviluppo infrastrutturale ed economico della città. Ma il fallimento dell'ipotesi rosso-verde non aiuterà l'immagine di Wowereit, finora costruita sul mito di uno stile di governo alternativo. Il salto dalla Linke alla Cdu potrebbe risultare troppo ardito, anche se dettato dalle regole della matematica. I tempi della Berlino povera ma sexy, qualsiasi cosa abbia significato questo slogan per la città, appartengono ormai al passato. Ma di certo non tutti li rimpiangeranno.