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NUCLEARE ADDIO, BERLINO PUNTA SUL GAS

Articolo di Pierluigi Mennitti

 

La prima vittima tedesca della fuoriuscita dal nucleare sembra essere la EnBW, il terzo fornitore di energia nazionale. Secondo quanto ha rivelato l'Handelsblatt, «l'azienda del Baden-Württenberg ha chiuso i conti del primo semestre 2011 in profondo rosso, registrando una perdita di 590 milioni di euro». Alla EnBW appartengono le centrali atomiche di Neckarwestheim I e II e quelle di Philippsburg I e II: le più vecchie, Neckarwestheim I e Philippsburg I, sono cadute sotto la scure della moratoria adottata dal governo tedesco all'indomani dell'incidente di Fukushima e non saranno mai più messe in funzione.

Perdite così consistenti hanno messo in allarme il management dell'azienda, già preoccupato dalla prospettiva di dover fare a meno degli introiti provenienti dal nucleare. «Non sorprende dunque», ha proseguito il quotidiano economico, «che la EnBW stia valutando l'ipotesi di rivedere la propria strategia puntando sul gas». In aiuto dei tedeschi potrebbero arrivare i russi. Questa volta si tratterebbe del secondo fornitore di gas della Russia, Novatek: «Le due parti avrebbero già avviato i colloqui per raggiungere un accordo che consisterebbe nell'offerta fatta da parte tedesca di acquisire una parte della proprietà della società di importazione di gas Verbundnetz Gas (Vng) che ha sede a Lipsia».

Secondo informazioni riservate raccolte dall'Handelsblatt, l'accordo prevederebbe l'acquisizione da parte dei russi di un pacchetto societario del 25%. Interpellato dai cronisti, un portavoce del consorzio di Karlsruhe non ha voluto commentare i termini della trattativa, confermando soltanto che il manager dell'azienda, Hans-Peter Villis comunicherà a fine anno gli esiti dello studio sul progetto di conversione al gas. Silenzio sulle indiscrezioni anche da parte dei rappresentanti delle altre due aziende coinvolte, la Novatek e la Verbundnetz Gas, che hanno laconicamente fatto sapere che si tratta di questioni che riguardano gli azionisti. L'obiettivo dei manager dell'EnBW sarebbe quello di ottenere dai russi gas a prezzi più economici. «Per il momento, l'azienda del Baden-Württenberg ha un'opzione pari al 48% dell'azionariato della Verbundnetz Gas», ha proseguito il quotidiano anseatico, «al momento di proprietà di un'altra società fornitrice di energia, la Ewe di Oldenburg». Di questa quota, la EnBW vorrebbe dunque trasferire ai russi direttamente il 25%. Per la parte restante si renderebbe necessaria una joint venture fra le due parti.

Questo puzzle azionario è un passaggio obbligato, dal momento che sarebbe politicamente delicato il passaggio dell'intera quota ai russi. Il vertice politico russo-tedesco di qualche giorno fa tra il presidente Medwediev e la cancelliera Merkel, nonostante qualche problema più che altro mediatico legato alle polemiche sull'assegnazione a Putin del premio berlinese Quadriga, è stato segnato da un clima costruttivo e ha aperto la strada a ulteriori collaborazioni economiche fra i due Paesi, soprattutto nel settore energetico. Da tempo, il mercato tedesco è uno degli obiettivi di espansione strategica per le aziende di Mosca. «Proprio la Verbundnetz Gas è per il 10,5% in mano al primo colosso energetico russo, Gazprom», ha aggiunto l'Handelsblatt, «e, in caso di vendita da parte di EnBW a Novatek dell'intera quota del 48%, le componenti russe deterrebbero la maggioranza assoluta dell'azienda di Lipsia».

Novatek non è al momento rappresentata in alcun modo in Germania. L'amministratore delegato dell'azienda, Leonid Michelson, non ha voluto pronunciarsi sui movimenti nel mercato tedesco. Al quotidiano russo Wedomosti ha illustrato i piani di sviluppo legati allo sfruttamento dei giacimenti di gas di Jamal, ma non ha escluso interesse per opportunità all'estero. Per il momento tutto si muove sottotraccia e, se non ci fossero state le indiscrezioni dell'Handelsblatt, nulla si sarebbe venuto a sapere. Ma dalle parti in causa non sono venute smentite, solo silenzi. Il che è già indizio che qualcosa si muove.

(Lettera 43)