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LUKASHENKO, HOCKEY E CAMPIONATI MONDIALI

Stati Uniti e Ue puntano a revocare alla Bielorussia l’assegnazione dei mondiali di hockey su ghiaccio del 2014.

Matteo Tacconi / Radio Europa Unita

 

È inevitabile. Quando c’è un grosso evento sportivo organizzato da uno stato autoritario, qualcuno lancia l’idea di boicottaggio o propone di spostare altrove, in paesi dalla fedina democratica ineccepibile, la competizione. Va sempre a finire così. Se nel 2008 toccò così alla Cina confrontarsi prima dell’Olimpiade con una campagna finalizzata a disertare la kermesse, ora è la volta della Bielorussia, alla quale Stati Uniti e Unione europea vorrebbero revocare l’assegnazione dei campionati mondiali di hockey su ghiaccio del 2014.

Il motivo? Non c’è bisogno di troppe spiegazioni. D’altronde la Bielorussia, guidata da quasi vent’anni da Alexander Lukashenko, si porta appresso la poco edificante fama di «ultima dittatura d’Europa» (il copyright fu dell’amministrazione Bush). Basta questo a qualificarla. Solo Silvio Berlusconi, tra i capi di stato e di governo occidentali, è riuscito nell’impresa di elogiare pubblicamente il presidente bielorusso. «Il suo popolo lo ama», disse il Cav. in occasione di una visita a Minsk, nel novembre 2009. Lasciando tutti allibiti.

La campagna contro i mondiali di hockey in Bielorussia è partita il mese scorso da Washington. L’iniziatore è stato il senatore democratico Dick Durbin, uno dei politici statunitensi più impegnati sul fronte della democratizzazione dell’area post-sovietica. Durbin ha inviato una lettera alla Federazione internazionale di hockey segnalando che un regime segnato dall’«incubo totalitario» non dovrebbe ospitare un evento tanto prestigioso.

Qualche giorno fa l’europarlamento ha adottato lo stesso approccio. Anche Jerzy Buzek, il presidente polacco dell’emiciclo di Strasburgo, ha scritto infatti alla Federazione di hockey, sostenendo nella missiva che finché Lukashenko non libererà i prigionieri politici l’ex repubblica sovietica non è degna di vedersi concessa una così importante vetrina. La lettera di Buzek, che si pone lo scopo di aggravare le sanzioni già approvate da Bruxelles verso Minsk dopo la dura repressione seguita alle presidenziali di dicembre, è stata firmata da diversi eurodeputati, incluso Peter Stastny, alias “Pietro il Grande”, leggendario hockeista slovacco che all’epoca della cortina di ferro non nascose mai la sua antipatia verso Mosca e i regimi comunisti dell’est.

Il problema, però, è che non tutti hanno apprezzato la mossa di Buzek. C’era da aspettarselo, vista la cronica assenza di unità che regna tra gli inquilini comunitari. Su ogni faccenda: da quelle meno serie a quelle più rilevanti, quale è la violazione delle libertà in Bielorussia. A bocciarla sonoramente sono state Lettonia e Finlandia, ha riportato il sito EuObserver, lasciando intendere nell’eloquente titolo dell’articolo dedicato alla questione (Hockey-loving EU states oppose Belarus championship ban) che a dettare le loro riserve sia stata propria la passione smodata che da quelle parti manifestano verso questo sport, dove tra l’altro la Finlandia s’è appena laureata campione mondiale. Come a dire: l’importante non è dove si gioca, l’importante è che si giochi; vanno bene le sanzioni a Minsk, ma l’hockey proprio non si tocca.

(Radio Europa Unita)