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Questa volta sono i Länder a dettare le tappe delle riaperture, il sempre più veloce passaggio dal lockdown soft alla vita in convivenza con il coronavirus, mentre la cancelliera è riuscita a far passare l’introduzione di un cosiddetto “tetto di contagi”, un limite oltre il quale le regioni stesse dovranno reintrodurre misure restrittive, ma sempre a livello locale. Questo avverrà nei luoghi ove dovessero registrarsi più di 50 nuovi contagi per 100.000 abitanti nell’arco di una settimana. I Länder dovranno introdurre conseguenti lockdown in caso di focolai distribuiti regionalmente e quando non sia più possibile ricostruire la catena delle infezioni. Il “tetto” rispecchia la capacità di tenuta delle strutture ospedaliere. Il timore di una seconda ondata di contagi è alto. Il direttore dell’istituto Koch lo ha ribadito in maniera esplicita ieri, tra un dato positivo e l’altro sull’andamento delle infezioni in Germania, in particolare dopo le prime aperture delle settimane scorse. Continua su Startmag

Lunedì. La settimana si apre all'insegna delle novità e delle nuove misure di allentamento del lockdown, casualmente in contemporanea con l'inizio della fase 2 in Italia. Subito nota a margine: in Germania nessuno parla di fase 1,2,3 e via dicendo. Non so se è una strategia precisa, ma è un fatto che la numerazione crea ansia e aspettative. Annunciando semplicemente un ammorbidimento graduale (per forza di cose nello stato federale tedesco non omogeneo in tutte le regioni) la gente qui mi pare che sia meno stressata. In ogni caso: dopo la caduta delle prime misure restrittive la scorsa settimana da oggi riaprono i parrucchieri e le chiese (cioè si dice messa con pubblico); entrambe le cose non mi toccano, ma è dovere di cronaca. Già più interessante dal punto di vista personale la riapertura dei musei e degli zoo, se si ha ovviamente prole che aspetta solo di vedere i nuovi cuccioli nati, è il caso di scriverlo, in quarantena. Ma anche per questo mia figlia dovrà aspettare. Per ora seguiamo in famiglia la linea della prudenza ed cerchiamo di evitare tutto quello che non è strettamente necessario.

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Dopo giorni di contatti più o meno riservati con il governo, gli industriali alzano la voce chiedendo una strategia rapida e chiara per la riapertura delle attività economiche. Chi credesse che il malcontento del mondo imprenditoriale sia un’esclusiva italiana avrà da ricredersi leggendo le frasi con cui il presidente del potente BDI (Bundesverband der deutschen Industrie), la Confindustria tedesca, ha reagito al prudente piano di allentamento delle misure restrittive annunciato due giorni fa da Angela Merkel. Continua su Startmag

LUNEDÌ. Primo giorno con le mascherine obbligatorie. Ma solo sui mezzi pubblici e nei negozi. Visto che giro sempre in bicicletta e in tram mi muovo, la cosa mi tocca solo quando vado al super. In dieci minuti mi sbrigo con i basics, latte e parmigiano, e sono fuori. Al mercato invece l'obbligo è solo per i venditori, che però non sembrano molto ligi. Nessuno controlla, almeno per ora. Nei bar, per il coffee to go, la protezione (valgono fazzoletti, bandana et similia) devono averla tutti. Vado in centro in mattinata, dal tedesco che ha l'espresso migliore: tre clienti al massimo contemporaneamente, sono il secondo e uno è senza mascherina. Mi sa che anche qui vi state italianizzando, dico. Un sorriso come risposta, il cliché del tedesco che rispetta sempre le regole è una balla, e questa non è nemmeno una novità. Alla sera in tv scorrono le immagini della ministra della Difesa Annegret Kramp Karrenbauer che all'aeroporto di Lipsia ha accolto un cargo con oltre 10 milioni di mascherine cinesi. AKK è la leader della CDU, il partito conservatore della cancelliera Merkel, ed è atlantista fino al midollo. Nessun imbecille si è sognato di parlare di propaganda di Pechino. Piuttosto qualcuno si è lamentato della ressa sulla pista di atterraggio e delle distanze non rispettate. Tedeschi.

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La parola che Angela Merkel ripete più volte è “prudenza”. E il percorso che sta portando la Germania dal lockdown soft perseguito nelle settimane più critiche alla vita “normale con il Coronavirus” resta guardingo. Non perché, come strombazzato da una stampa italiana disattenta alla verità e attentissima a piegare le notizie agli interessi di bottega interna, il contagio sia ripreso proprio a causa delle caute riaperture. Piuttosto perché l’obiettivo resta sempre lo stesso: tenere il contagio all’interno della capacità di tenuta delle strutture ospedaliere. Per il momento il tasso di contagio, comunicato ufficialmente dal Koch Institut, è dello 0,76, un dato che rende “felice” il suo presidente Lothar Wieler: un numero basso che con qualche oscillazione non molto rilevante si mantiene costante da alcuni giorni. In questo momento è possibile individuare ogni nuova infezione, inseguirne la catena di contagio e, grazie anche all’ulteriore aumento dei test, circoscrivere eventuali nuovi focolai. Continua su Startmag