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Nucleare, dipendenza dal gas e dal petrolio, prezzo del barile alle stelle, emergenza ambientale: per l’Italia è ormai arrivato il tempo delle scelte in campo energetico. Il dato più emblematico della necessità di iniziare un percorso di sganciamento dalle fonti fossili, per quanto incerta si presenti la strada da percorrere, è che circa il 90% (contro una media europea del 65%) del fabbisogno nazionale viene soddisfatto dalle importazioni dall’estero. ...continua a leggere "IL PREZZO DA PAGARE"

"Il Caucaso è ritornato a essere un’area ad alta tensione e non solo per la guerra dello scorso anno tra Russia e Georgia. Il conflitto dei cinque giorni nell’estate del 2008 è servito a Mosca per dare un segnale forte: il Cremlino non accetta di ridurre la propria influenza nella regione e traccia una linea rossa che gli Stati Uniti con l’amministrazione Bush e Mikhail Saakashvili hanno oltrepassato. Ma nel Grande Gioco che coinvolge le potenze tra Caucaso e Asia Centrale questa è solo una faccia della medaglia. La Russia è tornata a giocare sulla scacchiera internazionale, sfruttando le mosse sconsiderate del presidente georgiano, ma all’interno dei propri confini non ha ancora scovato il bandolo della matassa. ...continua a leggere "UNA SPOLVERATINA A KADYROV?"

Kurmanbek Bakiyev è stato rieletto presidente del Kirghizistan. A quattro anni dalla rivoluzione dei tulipani che ha detronizzato Askar Akayev e lo ha condotto al potere a Bishkek, il leader della piccola e povera repubblica centroasiatica sembra però aver perso la bussola. Da un pezzo. La tornata elettorale di giovedi scorso gli ha regalato come previsto la solita strabordante maggioranza - che come in tutti gli altri stati postsovietici dal Caucaso al Pamir non va sotto i due terzi - ma non è per nulla chiaro se gli servirà a trovare la retta via. Quella per risollevare il Paese dal baratro.Al momento la sua preoccupazione è comunque di mettere a tacere le proteste dell’opposizione: “Bakiyev ha perso le elezioni. Il Kirghizistan non ha un presidente legittimo. Potrebbe anche essergli assegnato il 190 per cento. Queste elezioni non sono regolari e noi lo dimostreremo chiaramente”, parole del principale rivale Almazbek Atambayev, fermo a un misero 6 per cento. In realtà la possibilità che la storia si ripeta è oggi abbastanza lontana. ...continua a leggere "GREAT GAME IN SALSA KIRGHISA"

Nel primo anniversario della guerra nel Caucaso tra Georgia e Russia ripubblichiamo un articolo apparso lo scorso anno su Eurasia.

Il primo è stato Vladimir Putin, che in un’intervista alla Cnn e poi alla tedesca Ard alla fine di agosto ha accusato gli Stati Uniti di avere avuto un ruolo decisivo nel conflitto scoppiato all’inizio del mese in Georgia e nella repubblica indipendentista dell’Ossezia del sud. Il primo ministro russo ha detto davanti alle telecamere, testualmente, che “E' assai male armare una delle parti in un conflitto etnico e poi spingerla a risolvere il problema con la forza”, convinto dagli elementi in suo possesso che Washington fosse stata quantomeno al corrente dei preparativi dell’attacco georgiano. Ma non solo. Putin ha anche affermato che a parer suo che gli Usa vi abbiano preso direttamente parte: “Comincio a sospettare che tutto questo è stato fatto intenzionalmente per organizzare una piccola guerra vittoriosa. E, in caso di fallimento, fare della Russia un nemico per unire gli elettori intorno a un candidato alla presidenza; di certo si tratta del candidato del partito al potere, perché solo il partito al potere dispone di tali risorse”. A Putin insomma, al quale da più parti è stato ripetuto in questi anni che la seconda guerra cecena era stata la scusa per aprirgli i corridoi del Cremlino, non è sembrato vero di utilizzare il medesimo schema. ...continua a leggere "CHI HA VOLUTO l’ATTACCO A TSKHINVALI?"