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Nel primo anniversario della guerra nel Caucaso tra Georgia e Russia ripubblichiamo un articolo apparso lo scorso anno su Eurasia.

Il primo è stato Vladimir Putin, che in un’intervista alla Cnn e poi alla tedesca Ard alla fine di agosto ha accusato gli Stati Uniti di avere avuto un ruolo decisivo nel conflitto scoppiato all’inizio del mese in Georgia e nella repubblica indipendentista dell’Ossezia del sud. Il primo ministro russo ha detto davanti alle telecamere, testualmente, che “E' assai male armare una delle parti in un conflitto etnico e poi spingerla a risolvere il problema con la forza”, convinto dagli elementi in suo possesso che Washington fosse stata quantomeno al corrente dei preparativi dell’attacco georgiano. Ma non solo. Putin ha anche affermato che a parer suo che gli Usa vi abbiano preso direttamente parte: “Comincio a sospettare che tutto questo è stato fatto intenzionalmente per organizzare una piccola guerra vittoriosa. E, in caso di fallimento, fare della Russia un nemico per unire gli elettori intorno a un candidato alla presidenza; di certo si tratta del candidato del partito al potere, perché solo il partito al potere dispone di tali risorse”. A Putin insomma, al quale da più parti è stato ripetuto in questi anni che la seconda guerra cecena era stata la scusa per aprirgli i corridoi del Cremlino, non è sembrato vero di utilizzare il medesimo schema. ...continua a leggere "CHI HA VOLUTO l’ATTACCO A TSKHINVALI?"

Due anni fa il comico inglese Sasha Cohen ha portato sugli schermi il baffuto, volgare e un po’ strambo Borat e in Kazakistan qualcuno si è arrabbiato. Essere rappresentati in tutto il mondo come un popolo di rozzi imbranati non piacerebbe a nessuno.  Quando però ad Astana mi hanno confermato che i flussi turistici cominciavano a salire grazie anche alla pubblicità gratuita, allora hanno capito che non tutto il male, o il peggio, viene per nuocere.  Certo, da queste parti devono ancora comprendere che gli standard ai quali sono abituati i viaggiatori occidentali (dagli hotel ai trasporti) sono ben altri da quelli ora offerti, ma il tempo e la buona volontà sono a favore dei kazaki. ...continua a leggere "SULLE TRACCE DI BORAT"

L’ennesima edizione della crisi del gas con la Russia dimostra che l’Ucraina non ha ancora trovato non solo una soluzione alla questione della propria sicurezza energetica (problema che coinvolge ovviamente anche altri e come si è visto apre rischiose reazioni a catena), ma nemmeno un’elite politica in grado di sollevare il Paese ormai arrivato sull’orlo dell’abisso. Il background del duello è stato spesso definito politico, molti osservatori hanno scomodato Brzezinski e la sua Scacchiera, sono però i risvolti economici che al di là dello sfondo da Grande Gioco determinano sin dall’inizio degli anni novanta i conflitti tra Mosca e Kiev. Che l’Europa abbia scoperto il tutto nel freddo inverno del 2006 è un altro discorso. E nemmeno quest’anno, con l’intervento di Bruxelles e l’invio di osservatori per monitorare che qualcuno non sifoni illegalmente gas, non si può certo dire che sul piatto della bilancia ci sia qualcosa di più pesante che il conto della bolletta. Negli ultimi quindici anni Gazprom ha chiuso i rubinetti diverse volte (1993, 1997, 2000, 2006, 2009) mentre a Kiev Leonid Kuchma prima e Viktor Yushchenko poi hanno dovuto regolarmente mettere mano al portafoglio e saldare i debiti a Boris Eltsin e Vladimir Putin. Ora l’Ucraina, finita l’era dei prezzi di favore, dovrà incominciare a pagare per il gas russo prezzi di mercato. Dura lex, sed lex. ...continua a leggere "L’UCRAINA SULL’ORLO DEL COLLASSO"