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In keinem anderen Buch zuvor wurde so klar und deutlich beschrieben, wie die zunehmend autoritäre und aggressive Haltung des Kreml das internationale Kräftegleichgewicht verändert. Bislang unveröffentlichte Insider-Informationen lassen die grösste virtuelle Demokratie der Welt in einem ganz neuen Licht erscheinen.

Die große „Wende“ von 1989 und die Auflösung des Sowjet-Imperiums erschienen vielen Deutschen als das große Happy End der politischen Weltgeschichte. Aber nur in Filmen wird nach dem Happy End ausgeblendet, in Wirklichkeit folgt oft Ernüchterung. Die Morde an Anna Politkowskaja und Alexander Litwinenko haben deutlich gemacht, dass die russische Politik wieder zu einer Bedrohung geworden ist: für die Menschen im eigenen Land wie auch für das Ausland. 20 Jahre nach der Wende-Ikone Michail Gorbatschow ist in vielen Bereichen ein Rückfall in Denk- und Verhaltensmuster aus der Sowjet-Ära festzustellen.

Der Westen, allen voran Putin-Freund und Gasprom-Aufsichtsratsvorsitzender Gerhard Schröder, hat diese Entwicklung ausgeblendet – motiviert von Wunschdenken und opportunistischer „Realpolitik“. Präsident Putins neuerliches Säbelrasseln gegenüber den ehemaligen Sowjet-Satelliten, -Republiken und den USA kann nicht verdecken, dass der neue Kalte Krieg mit ganz anderen Waffen ausgefochten wird: Sie heißen Geld, Rohstoffe und Propaganda. Das Buch des Osteuropa-Experten Edward Lucas ist gespickt mit Insider-Informationen, die bisher kaum an die Öffentlichkeit drangen.

(Dal sito dell'editore)

Edward Lucas

Der Kalte Krieg des Kreml - Wie das Putin-System Russland und den Westen bedroht

Riemann, 416 pagine, 19 Euro

Nucleare, dipendenza dal gas e dal petrolio, prezzo del barile alle stelle, emergenza ambientale: per l’Italia è ormai arrivato il tempo delle scelte in campo energetico. Il dato più emblematico della necessità di iniziare un percorso di sganciamento dalle fonti fossili, per quanto incerta si presenti la strada da percorrere, è che circa il 90% (contro una media europea del 65%) del fabbisogno nazionale viene soddisfatto dalle importazioni dall’estero. ...continua a leggere "IL PREZZO DA PAGARE"

"Il Caucaso è ritornato a essere un’area ad alta tensione e non solo per la guerra dello scorso anno tra Russia e Georgia. Il conflitto dei cinque giorni nell’estate del 2008 è servito a Mosca per dare un segnale forte: il Cremlino non accetta di ridurre la propria influenza nella regione e traccia una linea rossa che gli Stati Uniti con l’amministrazione Bush e Mikhail Saakashvili hanno oltrepassato. Ma nel Grande Gioco che coinvolge le potenze tra Caucaso e Asia Centrale questa è solo una faccia della medaglia. La Russia è tornata a giocare sulla scacchiera internazionale, sfruttando le mosse sconsiderate del presidente georgiano, ma all’interno dei propri confini non ha ancora scovato il bandolo della matassa. ...continua a leggere "UNA SPOLVERATINA A KADYROV?"

Kurmanbek Bakiyev è stato rieletto presidente del Kirghizistan. A quattro anni dalla rivoluzione dei tulipani che ha detronizzato Askar Akayev e lo ha condotto al potere a Bishkek, il leader della piccola e povera repubblica centroasiatica sembra però aver perso la bussola. Da un pezzo. La tornata elettorale di giovedi scorso gli ha regalato come previsto la solita strabordante maggioranza - che come in tutti gli altri stati postsovietici dal Caucaso al Pamir non va sotto i due terzi - ma non è per nulla chiaro se gli servirà a trovare la retta via. Quella per risollevare il Paese dal baratro.Al momento la sua preoccupazione è comunque di mettere a tacere le proteste dell’opposizione: “Bakiyev ha perso le elezioni. Il Kirghizistan non ha un presidente legittimo. Potrebbe anche essergli assegnato il 190 per cento. Queste elezioni non sono regolari e noi lo dimostreremo chiaramente”, parole del principale rivale Almazbek Atambayev, fermo a un misero 6 per cento. In realtà la possibilità che la storia si ripeta è oggi abbastanza lontana. ...continua a leggere "GREAT GAME IN SALSA KIRGHISA"