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Proprio adesso che i tedeschi hanno cominciato a osservare le misure restrittive adottate per provare a rallentare la curva dl contagio, dal mondo economico arrivano pressioni per allentare il lockdown. L’economia non può reggere una lunga frenata della vita sociale e della produzione, è lo slogan che riecheggia oggi. Una contraddizione che prima o poi sarebbe venuta a galla, nonostante i miliardi messi in campo da governi e istituzioni internazionali per contenere la crisi. Forse sorprende che la richiesta di retromarcia arrivi così presto. Continua su Startmag

LUNEDÌ. Settimana numero tre, almeno dall’inizio del diario. Nuove regole da rispettare: il social distancing alla tedesca, o per meglio dire in NRW, visto che le regole variano da regione a regione, impone l’uscita di casa al massimo per due persone, con l’eccezione per i nuclei famigliari, per i quali non è imposto limite. Il mercato in centro è sempre aperto, così come i super e i negozi per i beni di prima necessità. I parrucchieri hanno chiuso, per me non certo un problema. Mia figlia è all’asilo, visto che i suoi genitori appartengono a una di quelle categorie considerate rilevanti per il sistema (giornalisti come cassiere, medici, poliziotti, caminionisti e via dicendo). È una buona cosa, pensando anche al fatto che il lockdown, seppur soft, durerà qualche settimana. Frau Merkel è in quarantena, preventiva, intanto il virus comincia a spargersi in tutta la Germania. Dopo gli epicentri ad Heinsberg (NRW) e Baviera, ora un po’ tutti i Länder sono contagiati. Quelli della ex DDR molto meno, il che fa sorgere le prime teorie del complotto.

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Il 26 marzo del 2000 Vladimir Vladimirovich Putin (VVP) entrava per la prima volta nelle stanze del Cremlino, eletto al primo turno delle presidenziali con quasi il 53 per cento dei voti. Un risultato scontato, dopo che la sera del 31 dicembre precedente Boris Yeltsin aveva annunciato in diretta televisiva le proprie dimissioni lasciando di fatto il posto all’allora primo ministro. Una successione gestita dall’alto, approvata ovviamente non solo dal vecchio capo di Stato, ma soprattutto dall’entourage degli oligarchi, i veri poteri forti, che alle spalle del vecchio e malandato Corvo Bianco tiravano le fila della Russia postsovietica. Continua su Eastwest (Paywall)

Qualcosa, dalla scorsa settimana, è cambiato. Non si tratta di divieti o ristoranti chiusi, qui non ci siamo ancora arrivati, anche se è una questione di giorni. Me ne accorgo quando alla mattina leggo le mail e mi trovo sommerso da offerte di aiuto per fare la spesa, andare in farmacia, accompagnarmi in ospedale. È la community del vicinato che si sta mobilitando. Non sono dirette intenzionalmente a me, è la gente del quartiere che si prepara al peggio, pensando agli altri. Per fortuna non rientro ancora nella categoria dei vecchietti non autosufficienti, ma mi fa piacere che ci siano vicini solidali. A Bonn, 300 mila abitanti in una regione di 18 milioni, i posti letto in terapia intensiva sono 6 mila (28 mila in tutta la Germania, dove si pensa a un raddoppio per l’emergenza). Per ora si sono registrati una trentina di casi di coronavirus in città, contro gli oltre 300 di semplice influenza. Nessun morto. Continua su Lettera 43

Scenari drammatici per l’economia tedesca nel 2020, in seguito al diffondersi della pandemia di coronavirus. I principali istituti di ricerca hanno presentato oggi le loro prime stime, ancora cariche di incognite per l’evolversi della pandemia. Una cosa è certa: la recessione è inevitabile. E le cifre stimate nel caso di scenari più pessimistici, che mettono in conto un lungo periodo di blocco delle produzioni, oscillano dal -6% dell’Ifo di Monaco all’ -8,7% dell’IfW di Kiel. Numeri che peggiorerebbero il -5% registrato nel 2009, nel pieno della crisi finanziaria globale e che testimoniano quanto la crisi di oggi sia potenzialmente più devastante. Continua su Startmag