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La settimana di colloqui tra Russia e Stati Uniti con al centro la questione ucraina non ha portato sostanzialmente a nulla. Le posizioni, dopo gli incontri a Ginevra, Bruxelles e Vienna, sono rimaste le stesse: da una parte Mosca continua a mantenere la pressione militare vicino al confine con l’ex repubblica sovietica e si lascia ogni opzione aperta dopo che, come era evidente, non ha ricevuto risposte concrete alle domande sul compromesso con la Nato per il blocco dell’espansione a Est; dall’altro Washington non ha nessuna intenzione di scendere a patti e cedere di fronte a una prova di forza che non è giudicata comunque un bluff. Continua su Tag43.it

Un primo pacchetto di misure entro fine aprile e un secondo entro l’estate per accelerare lo sviluppo degli impianti per le energie rinnovabili. È il piano straordinario annunciato dal ministro tedesco dell’Economia e del Clima Robert Habeck per mettere nel mirino un doppio obiettivo: raggiungere entro il 2030 la quota dell’80% di energia prodotta da fonti rinnovabili e fare della Germania un paese a neutralità climatica entro il 2045. Continua su Startmag.it

La Germania di Olaf Scholz ha lo stesso problema di quella di Angela Merkel: la Russia di Vladimir Putin. E un nodo da sciogliere, quello di Nord Stream 2, il secondo braccio del gasdotto sotto il Baltico che unisce direttamente i due Paesi bypassando la Mitteleuropa. Al momento è pronto al funzionamento, bloccato ufficialmente da cavilli legali, in realtà sospeso a causa della crisi ucraina tra Russia e Occidente. A ciò si aggiunge che all’interno del governo tedesco, nella nuova Ampelkoalition, la coalizione semaforo che comprende socialdemocratici, verdi e liberali, le posizioni sono diversificate. Continua su Tag43.it

L‘allargamento a Est della Nato negli ultimi 20 anni è stato sicuramente legittimo, ma è stato percepito in Russia come una minaccia alla propria sicurezza. Nel giro di pochi anni Paesi che prima della caduta del Muro di Berlino (1989) e della dissoluzione dell’Urss (1991) facevano parte dell’ex blocco sovietico sono passati dall’altra parte della barricata. Tra questi la Polonia nel 1999 e le tre repubbliche baltiche nel 2004, quelli che spingono con forza da tempo per l’entrata nell’Alleanza Atlantica anche dell’Ucraina. Continua su Tag43.it

Per Vladimir il crollo dell‘Unione Sovietica ratificato ufficialmente il 26 dicembre del 1991 è stato la maggiore catastrofe geopolitica del XX secolo. L‘implosione dell‘Urss ha sgretolato quello che era stato prima l’impero zarista e poi l’architettura transnazionale del sistema comunista, scomponendo un mosaico costruito in un paio di secoli. La cosa non è stata certo indolore, se si vanno a guardare i conflitti innescati nei territori delle quindici repubbliche indipendenti nate trent’anni fa. Ad eccezione delle più piccole, le tre repubbliche baltiche – Estonia, Lettonia e Lituania – passate velocemente nell’Unione Europea e nella Nato, in tutte le altre le guerre con migliaia di morti, cominciate proprio nel 1991, o addirittura prima, e ripresentatesi a corrente alternata nel corso di questi tre decenni, dimostrano che la dissoluzione dell’Urss catastrofica lo è stata veramente. Continua su Tag43.it