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Gli Stati Uniti non lasciano, anzi raddoppiano, o quasi. Nella sua prima visita a Berlino, il nuovo ministro della Difesa americano Lloyd Austin ha portato in dote ai tedeschi non solo l’annullamento del provvedimento trumpiano di riduzione del contingente Usa in Germania ma addirittura il suo rafforzamento. Ulteriori 500 soldati si aggiungeranno ai 35.000 attualmente presenti, mentre i 12.000 che avevano quasi le valigie in mano, pronti probabilmente a trasferirsi in Polonia, potranno riporre i bagagli negli armadietti. I rinforzi dovrebbero arrivare già in autunno ed essere collocati nell’area di Wiesbaden, in Assia. Continua su Startmag.it

Sono tre le figure chiave attorno alle quali si muove il ritrovato amore tedesco per il vaccino Sputnik. Tre uomini russi, che più diversi tra di loro non potrebbero essere, saranno nelle prossime settimane al centro delle attenzioni di una pletora di politici tedeschi. Dal presidente della Baviera Markus Söder, che per primo ha annunciato la prossima firma di un pre-contratto per 2,5 milioni di dosi del vaccino russo, al ministro federale della Sanità Jens Spahn che agisce per conto dell’intero paese, fino ad altri presidenti di regione, specie quelli orientali da tempo ben disposti verso la soluzione moscovita, che ora corrono in ordine sparso. Continua su Startmag.it

I principali istituti di ricerca economica tedeschi hanno visto al ribasso le stime di crescita per l’anno in corso e per quello a venire. Oggi è stato il turno dell’Ifo, il prestigioso istituto di Monaco, che ha ritoccato di mezzo punto le previsioni per il 2021, passando dal 4,2% stimato a gennaio al 3,7% attuale. “La crisi determinata dalla pandemia si protrae nel tempo e così spinge in avanti la robusta ripresa che si attendeva”, ha spiegato Timo Wollmershäuser, responsabile per i dati congiunturali dell’Ifo. Continua su Startmag.it

Sic transit gloria mundi. L’ultimo vertice del gabinetto di crisi tedesco che ha varato una cervellotica road map per l’allentamento progressivo delle misure restrittive potrebbe essere stato un momento di cesura nel consenso dei cittadini verso il loro governo. Le decisioni hanno scontentato tutti: gli aperturisti e i prudenti, i commercianti e i consumatori, gli economisti e gli imprenditori, gli insegnanti e i genitori, gli epidemiologi e forse anche i complottisti. Il compromesso elaborato può a buon diritto smentire l’antico detto secondo il quale, se la politica scontenta tutti, allora agisce bene. Non è così. Continua su Startmag.it

La narrazione in Occidente sul caso Navalny è profondamente (volutamente) errata. Politica e media (servi o ignoranti poco importa), raccontano del duello tra il presidente e il dissidente (sic: il buon Sacharov che quest’anno ne avrebbe compiuti cento si sta rivoltando da tempo nella tomba), della lotta tra il Male e il Bene. Demonizzazione dell’uno e santificazione dell’altro. È un po’ l’inevitabile e superficiale gioco in cui sguazza la propaganda, detto in generale, ma che per la Russia e di questi tempi vale molto di più, dato che Navalny ha accusato direttamente Putin di essere il mandante del suo tentato omicidio. Vero che sia o meno (io propendo per altre ipotesi), la riduzione del discorso si minimi termini dello scontro tra due persone è una colossale fesseria.

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