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Il dibattito allo stadio olimpico di Kiev ha chiuso la campagna elettorale, la più sporca dal 2004, dimostrando non tanto quanti progressi abbia fatto la democrazia ucraina, quanto il suo degrado. Del sistema e dei suoi protagonisti.

Da una parte Petro Poroshenko, l’oligarca del cioccolato, diventato presidente nel maggio del 2014 dopo la rivoluzione di Euromaidan e il cambio di regime a Kiev avallato da Europa e Stati Uniti. Arrivato alla Bankova dopo un ventennio in cui ha cavalcato un po’ tutti i cavalli, a seconda di come tirava il vento, compagno di merende degli industriali del Donbass e di Yulia Tymoshenko, filorusso ed europeista, un po’ carnivoro e un po’ vegano. Classico robber baron assetato di potere che ha avuto per cinque anni, giunto ora al capolinea. ...continua a leggere "L’OLIGARCA, IL COMICO E IL DEGRADO UCRAINO"

L’Ucraina è un paese spaccato. Sia perché la Crimea non c’è più e il Donbass è diventato un protettorato filorusso, sia perché, come hanno dimostrato per l’ennesima volta le elezioni (in questo caso presidenziali, ma per parlamentari e amministrative è la stessa cosa), la distribuzione del voto indica che all’est e al sud si vota in una determinata maniera, al centro e all’ovest in un'altra. ...continua a leggere "ZELENSKY E GLI OLIGARCHI"

Di seguito, dopo  la pubblicazione del rapporto del procuratore speciale Mueller che decreta come il presidente americano non abbia cospirato con la Russia, uno stralcio tratto dal libro "Putin 4.0", pubblicato nel marzo del 2018, in pieno Russiagate. Il capitolo in questione si intitola "Tanto rumore per nulla?"

L'ultimo capitolo in ordine temporale di russofobia o putinofobia che dir si voglia è tutto americano ed è legato all'arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, giunto dov'è proprio grazie all'appoggio diretto e personale di Putin, che si aspettava evidentemente grandi vantaggi.  Se fosse così bisognerebbe dedurre che Vladimir Vladimorovich si è sbagliato di grosso e a parte il fatto di aver creato un bel putiferio in casa americana, obbiettivo che comunque gli farebbe piacere, ha messo in pericolo la sicurezza non di mezzo mondo, ma di quello intero, Russia compresa. I dossier su Iran e Corea del Nord sono gli esempi più chiari di come una condotta poco accorta di Trump, accompagnata dai falchi a Washington a cui piace gettare benzina sul fuoco, potrebbe condurre a disastri imprevedibili. ...continua a leggere "MUELLER, TRUMP E PUTIN"

Cinque anni fa si completava il regime change filo-occidentale in Ucraina. Le proteste cominciate nel novembre 2013 contro l’allora presidente Victor Yanukovich, colpevole di non aver voluto firmare l’Accordo di associazione con l’Unione Europea e voler riportare il baricentro di Kiev verso la Russia, sfociarono nel bagno di sangue di Maidan, nel fallimento del compromesso con l’opposizione, nella fuga del capo dello Stato e nell’insediamento di un governo guidato da Arseni Yatseniuk, colui che la vice segretaria di Stato americana Victoria Nuland già all’inizio della rivolta aveva identificato come «il nostro uomo».

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