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Il 2019 si è concluso tra Russia e Ucraina con alcuni segnali positivi, che pur non riavvicinando i due paesi – in rotta di collisione dopo il regime change a Kiev, l’annessione della Crimea e l’avvio della guerra nel Donbass – hanno evitato di allargare il fossato in un momento in cui si poteva aprire una voragine e inghiottire ogni speranza di riposizione di un duello che caratterizzerà non solo l’anno appena iniziato, ma l’intero decennio. Continua su Lettera43

La Germania ha finalmente fissato la road map per l’uscita dal carbone. L’accordo è stato siglato nella notte tra mercoledì e giovedì scorso, al termine di un vertice di sei ore fra Angela Merkel e i ministri competenti da un lato e i presidenti dei Länder coinvolti dall’altro. Un compromesso all’ultimo respiro, come sempre quando sul tavolo ci sono troppi interessi da far combaciare. Il progetto di legge che ora affronterà il suo iter legislativo conferma la dismissione a tappe delle centrali a carbone e lignite ancora in funzione e mantiene l’obiettivo finale che era già contenuto nella iniziale proposta del governo di chiudere l’ultima centrale entro il 2038, come suggerito da una commissione di studio sull’impatto occupazionale. Continua su Startmag

A distanza di due giorni dal nuovo vertice sull’auto organizzato dal governo, due rapporti di settore illuminano la difficile situazione che sta vivendo l’industria automobilistica tedesca in Germania, stretta fra la guerra commerciale Usa-Cina che ne ha compresso le esportazioni, la dislocazione della produzione all’estero e il cambiamento strutturale del modello produttivo con il passaggio dai veicoli a combustione a quelli elettrici. Continua su Startmag

Il tanto atteso summit nel formato normanno è finito nella solita aria fritta, messa nero su bianco nel comunicato finale pubblicato dall'Eliseo. In sostanza Ucraina e Russia, con la mediazione di Francia e Germania, si sono impegnate a rilanciare il dialogo nel Donbass, in stallo da qualche annetto. La guerra nel sudest prosegue sottotraccia e continua a fare morti, siamo arrivati a oltre 13mila. Senza contare oltre un milione di profughi, tra quelli interni ucraini e chi ha preso definitivamente la via della Russia. Il faccia a faccia tra Putin e Zelensky si è risolto nel nulla e il presidente ucraino continua sulla falsariga del suo predecessore Poroshenko. Con queste premesse non ci si può aspettare nulla di nuovo per il futuro prossimo. E nemmeno a lungo termine. Continua su Linkiesta

L’ultimo incontro nel cosiddetto “formato normanno” risale all’ottobre del 2016. A Berlino si riunirono con Angela Merkel e l’allora presidente francese François Hollande, Petro Poroshenko e Vladimir Putin, i quattro che si erano visti per la prima volta in Normandia nel 2014 alle celebrazioni per il 60esimo anniversario dello sbarco degli Alleati e che avevano poi sottoscritto gli Accordi di Minsk nel 2015 impostando la road map del processo di pacificazione nel Donbass. Continua su Lettera43