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L’unico confronto televisivo fra i due candidati che tra quindici giorni si contenderanno la Cancelleria si è concluso senza vincitori né vinti. Ma, soprattutto, ha ben fotografato l’attuale situazione di incertezza e di straordinarietà che caratterizza l’attuale scena politica tedesca. Nessuno scontro verbale, ampio spazio ai contenuti programmatici, fair play su tutta la linea. Chi si attendeva (pochi in verità) un confronto all’arma bianca è rimasto deluso. Angela Merkel e Frank-Walter Steinmeier hanno dato vita a un duello che molti osservatori hanno giudicato più un duetto. E sullo sfondo di un’unità di intenti perfino imbarazzante, le differenze si sono ridotte a due soli punti – nucleare e salario minimo – e sono apparse tutto sommato irrilevanti. ...continua a leggere "LA POLITICA OLTRE GLI SBADIGLI"

Che la tornata elettorale in tre regioni (l’occidentale Saar e le orientali Sassonia e Turingia) a quattro settimane dal voto generale avrebbero messo un po’ di pepe nella campagna elettorale tedesca era cosa attesa, forse da molti sperata. Tuttavia gli esperti e i commentatori più attenti, avvezzi più alla complessità della politologia che al sensazionalismo della cronaca politica, ammoniscono a non trasferire automaticamente i risultati regionali sul piano nazionale, perché troppo legati a vicende locali quali la personalità dei leader in campo o il giudizio su singole esperienze governative. Le indicazioni emerse domenica scorsa valgono più per il futuro prossimo venturo, disegnano un sistema partitico ormai stabilmente fondato su cinque forze e impegnano i partiti ad approfondire la possibilità di nuove alleanze, finora confinate al mondo della fantapolitica. ...continua a leggere "LA VERA CORSA PER LA CANCELLERIA"

C’era vita su Marte. C’erano i giorni che scorrevano forse tutti uguali, c’erano le kneipe dove andare ad annegare la monotonia, c’erano le auto un po’ scassate, le Trabant, con le quali fare gite fuori porta e c’erano le partite di calcio, competizioni agonistiche ma anche surrogati di battaglie e conflitti che in una società totalitaria erano ancora più latenti. E poi i negozi, i locali da ballo, la scuola, le fabbriche e le miniere, perfino la moda, con i modelli creati dai designer dell’istituto statale che non erano poi così male ma, chissà perché, non raggiungevano mai le boutique e i clienti, solo le pagine della rivista di settore, una sola, Sybille. Tutto era più povero e più grigio rispetto all’occidente ma insomma, sul pianeta rosso del comunismo tedesco c’era vita. ...continua a leggere "LA VITA PRIMA DEL MURO"

Era esattamente vent’anni fa. Era il febbraio del 1989, e in una Varsavia che viaggiava da tempo in anticipo rispetto al calendario gorbacioviano della perestrojka, si apriva la tavola rotonda. Intorno, i nemici di un tempo: gli uomini del governo comunista in carica, il sindacato fantoccio di regime, gli eroi di Solidarnosc, i gruppi di opposizione sorti clandestinamente dopo gli scioperi sedati del 1981 e ora riemersi dalla penombra. In tutto cinquantasette persone. La transizione polacca maturò lì, in quelle stanze anonime e burocratiche, così lontane dai rumorosi cantieri di Danzica dove tutto era iniziato nove anni prima. Il capitolo polacco della rivoluzione del 1989 si distacca dall’epopea che vissero tedeschi dell’est e cecoslovacchi, e poi rumeni e baltici e albanesi nei mesi e negli anni a seguire. Fu un passaggio politico, un lavoro di trattative e accordi, una battaglia sul filo sottile della retorica e del braccio di ferro, giocato però sul tavolo della diplomazia. Fu la tavola rotonda. Lo storico François Feitö la definì “la rivoluzione stanca”. ...continua a leggere "LA RIVOLUZIONE STANCA"

Nello stesso giorno l’ultima mano di vernice allo stadio, il taglio del nastro e l’amichevole di lusso. Per gli outsider orientali del calcio berlinese comincia una nuova storia. Parliamo della seconda squadra di Berlino, l’1. Fc Union Berlin, messa in ombra nell’ultimo ventennio dall’ascesa dei cugini occidentali dell’Hertha, tornati a disputare campionati di buon livello in Bundesliga grazie ai potenti investimenti di grandi gruppi industriali tedeschi. Ai supporter dell’Union, invece, bastano le mani e l’orgoglio. Il secondo è servito a tener duro negli anni bui, le prime hanno lavorato duramente per ristrutturare lo stadio di casa. Ha un nome romantico, An der Alten Försterei, letteralmente “alla vecchia foresteria”, un nido del football che sembra uscito dagli almanacchi storici del calcio inglese, con le tribune a ridosso del terreno di gioco e un tabellone azionato a mano, con i numeri dei gol stampati sul cartone che scorrono come su un vecchio calendario ingiallito. Un pezzo originale di Ostalgie rivisitato però vent’anni dopo la caduta del muro, tempi in cui anche all’est, se si vuole, è possibile realizzare i propri sogni. ...continua a leggere "UNION BERLIN E IL MIRACOLO DI KÖPENICK"