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GUAI SVIZZERI, IL FRANCO TROPPO FORTE

Anche i ricchi piangono. Così, mentre l'intera Europa cerca di individuare le misure giuste per affrontare la crisi del debito pubblico, la vicina Svizzera è alle prese con un problema apparentemente di tipo opposto: l'eccessivo apprezzamento della propria valuta. «Nella battaglia contro il continuo rafforzamento del franco svizzero sulle altre valute, la Banca centrale potrebbe già in questa settimana adottare l'arma definitiva», ha scritto l'Handelsblatt, «e cioè agganciare di tanto in tanto il franco all'euro».

Il progetto sarebbe già stato valutato a Berna e Zurigo e avrebbe ottenuto il parere favorevole del governo. Secondo indiscrezioni della stampa, per ora giace nel cassetto ma potrebbe essere adottato in breve tempo se la situazione sul mercato valutario non dovesse cambiare. Come sempre in questi casi, più che alle dichiarazioni esplicite dei diretti interessati ci si deve appoggiare ai loro silenzi: «E così, interpellato dal quotidiano Tagesanzeiger, il vice presidente della Banca centrale Thomas Jordan ha semplicemente detto di non escludere un tale passo», ha proseguito l'Handelsblatt, «aggiungendo che sono previste nel loro mandato misure transitorie che influenzino il corso dei cambi, fino a quando viene salvaguardata la stabilità dei prezzi nel lungo periodo».

Il problema legato al franco forte si è posto da quando la moneta unica europea è finita nel mirino dei mercati internazionali: nelle settimane scorse, le autorità svizzere erano già intervenute semplicemente annunciando l'ipotesi di misure straordinarie. Un intervento verbale che aveva prodotto inizialmente il risultato sperato, riportando la divisa svizzera al rapporto di 1,15 franchi per un euro: «Ma l'effetto è durato poco ed è velocemente svanito e il franco è schizzato di nuovo alle stelle, complice anche la delusione dei mercati per i risultati del vertice Sarkozy-Merkel, ritenuti modesti e non capaci di imprimere una svolta alla crisi del debito».

La Banca centrale svizzera (l'esatta denominazione è Banca nazionale) considera oggi la propria moneta sopravvalutata: per questo, il 17 agosto è stato dato un ulteriore annuncio di nuove misure come l'innalzamento dei depositi a vista delle banche da 120 miliardi a 200 miliardi di franchi. Un provvedimento che ha lasciato i mercati valutari freddi, tanto che il franco svizzero è cresciuto ancora dell'1,1% sulla moneta europea. Gli investitori si attendevano probabilmente proprio la fissazione di un obiettivo per il corso della divisa svizzera.

Il franco forte sta creando problemi seri all'economia del piccolo Paese alpino, tanto che gli economisti della Sarrasin hanno tagliato le stime della crescita per il prossimo anno dall'1,2 all'1%. Anche gli imprenditori sono preoccupati: «Tra i principali portavoce nella battaglia contro la moneta forte si è distinto il capo della Swatch Nick Hayek», ha proseguito il quotidiano tedesco, «che si è lanciato contro gli speculatori che utilizzano il franco svizzero per i loro scopi e ha pronosticato che gli effetti negativi saranno avvertiti anche in futuro dalle aziende alpine». Nei primi 6 mesi di quest'anno, l'apprezzamento del franco ha consumato quasi la metà del fatturato del gruppo Swatch, nonostante l'azienda abbia registrato guadagni record. «È del tutto evidente che, se le cose dovessero rimanere così, sarà impossibile mantenere i nostri profitti ai livelli attuali», ha concluso Hayek, «per questo la Banca centrale deve intervenire sul mercato delle divise senza preoccuparsi dell'inflazione e garantire all'industria un cambio di 1,35 franchi per euro».

Le vicende della vicina svizzera vengono seguite con attenzione in Germania e alimentano il dibattito sulle misure da prendere per affrontare la crisi della moneta unica europea. Rappresentano un monito per quanti sono convinti che un ritorno al marco tedesco possa essere la panacea di tutti i problemi. «La struttura economica svizzera è molto simile a quella tedesca», ha ricordato l'Handelsblatt, «entrambe sono dipendenti da un forte settore di esportazioni e hanno un ceto medio che costituisce il motore dell'economia. Secondo la banca d'investimenti Natixis, l'export contribuisce per il 50% al prodotto interno lordo della Svizzera e la metà di esso è diretta ai Paesi dell'Eurozona». Di fronte alle preoccupazioni sul futuro dell'euro e ai rischi di recessione negli Stati Uniti, il franco svizzero viene individuato dai mercati come l'unico porto sicuro nel quale rifugiarsi. «Nel caso in cui l'euro scompaia e la Germania torni ad adottare il marco», ha concluso un esperto monetario della Commerzbank, «alla moneta tedesca toccherebbe un analogo destino». Un marco rifugio che si rafforza rispetto alle altre monete, con tanti saluti alla potenza dell'export tedesco.

(Lettera 43)