Vai al contenuto

La rivolta dei fiumi

Serbia e Bosnia allagate. Decine i morti, migliaia le case distrutte. Si dovrà ricostruire tanto e assicurare il rientro delle persone evacuate. Ma intanto si guarda all'emergenza. La macchina dei soccorsi, compresi quelli internazionali, benché inizialmente lenti di riflessi, è partita. 

(Scritto per Il Manifesto)

L'alluvione a Zenica, Bosnia (Wikipedia)

di Matteo Tacconi

Serbia e Bosnia sono stre­mate. In soli tre giorni è venuta giù la piog­gia che nor­mal­mente cade nell’arco di tre mesi. Mai era suc­cesso, negli ultimi cent’anni, che i fiumi dei Bal­cani si gon­fias­sero così tanto, tra­sci­nando via vite e cose. Finora sono state più di qua­ranta le vit­time accer­tate. In Ser­bia sono stati rin­ve­nuti sedici corpi. Dodici solo a Obre­no­vac, trenta chi­lo­me­tri a est di Bel­grado. La Sava, affluente del Danu­bio, l’ha tra­volta. La situa­zione è grave anche a Val­jevo, Loz­nica, Cacak, Srem­ska Mitro­vica. Oggi e domani si terrà d’occhio il livello delle acque. Potrebbe salire, aggra­vando il disa­stro. Nella capi­tale, dove la Sava si con­se­gna al Danu­bio, non dovreb­bero esserci pro­blemi. Così almeno si spera.

Circa trenta le per­sone dece­dute in Bosnia. Le aree più cri­ti­che sono quelle situate nel ver­sante set­ten­trio­nale e cen­trale del paese. Bije­l­jina, Doboj, Zel­jezno Polje e Maglaj, Olovo: tutti que­sti cen­tri urbani fron­teg­giano momenti dif­fi­ci­lis­simi. C’è molta pre­oc­cu­pa­zione anche a Brcko. Le case dan­neg­giate, in tutto, sono diecimila.

Sem­pre dalla Bosnia arriva una noti­zia poco ras­si­cu­rante sulle mine e i car­telli che avver­tono della loro pre­senza: un’eredità ine­stinta della guerra degli anni ’90. A quanto pare le acque hanno smosso la terra, facendo affio­rare vec­chi ordi­gni e sra­di­cando la segna­le­tica. Ci saranno con­trac­colpi sul pro­cesso di boni­fica, che va avanti da anni, ogni giorno. Senza con­tare i peri­coli deri­vanti da que­sta con­se­guenza col­la­te­rale delle piene, che in ogni caso va veri­fi­cata meglio.

In breve: la situa­zione è deva­stante. Tale resterà anche nei pros­simi tempi, anche quando i fiumi tor­ne­ranno nei loro letti. Si dovrà rico­struire, ripor­tare a casa la gente, assi­cu­rare nuo­va­mente gli allacci elet­trici. I rac­colti agri­coli sono persi, le atti­vità indu­striali sten­te­ranno a ripar­tire, impo­nendo una fre­nata a un’economia che ancora risente della crisi glo­bale.

Ma intanto si guarda all’immediato, all’emergenza. Ser­bia e Bosnia, in parte anche la Croa­zia, hanno biso­gno d’aiuto. La mac­china dei soc­corsi locali va inte­grata con gli sforzi inter­na­zio­nali. Stanno arri­vando, dopo una prima fase di titu­banza dovuta anche ai riflessi lenti della grande stampa, con­dan­nati in que­sti giorni, durante gli Inter­na­zio­nali d’Italia, dal ten­ni­sta serbo Novak Djo­ko­vic, che è riu­scito a sen­si­bi­liz­zare dando fondo a tutta la sua popo­la­rità mon­diale. Ger­ma­nia, Austria, Regno Unito, Rus­sia, Tur­chia e anche l’Italia stanno stan­ziando denaro e inviando specialisti.

Anche i paesi della regione, con uno slan­cio di grande soli­da­rietà pan­bal­ca­nica, si danno da fare. A Obre­no­vac sono arri­vati qua­ranta sol­dati mon­te­ne­grini, con mezzi al seguito. La Mace­do­nia ha inviato squa­dre di sal­va­tag­gio, con set­tanta uomini mobi­li­tati. Cin­que le unità alba­nesi pre­senti sia in Ser­bia che in Bosnia. La Croa­zia ha messo a dispo­si­zione degli eli­cot­teri mili­tari nelle regioni som­merse della Bosnia. Ovun­que si rac­col­gono soldi, con foga e generosità.

In più

- Come e dove donare / Osservatorio Balcani e Caucaso fornisce un elenco di associazioni a cui versare aiuti economici.

- Le economie bosniaca e serba secondo le previsioni del Fmi, prima del disastro delle alluvioni 

L'economia serba (2014-2019)
L'economia serba (2014-2019)
L'economia bosniaca (2014-2019)
L'economia bosniaca (2014-2019)

 

 

Lascia un commento