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BIELORUSSIA, GENERATION.BY SI PRESENTA

Non è stata una scelta di mercato, anche se sembra il linea con le tendenze occidentali. Gran parte delle testate giornalistiche indipendenti ha abbandonato il cartaceo ed è emigrata altrove, su Internet, dove i territori digitali offrono ospitalità senza censura. Una di queste è Generation.by, rivista di arte e costume giovanile. La direttrice è Vola Kuzmich, una ragazza alta ed esile, capelli lisci biondi, una lunga sciarpa colorata che le illumina gli occhi azzurri un po’ malinconici. Ci accompagna nel caffè di “Galeria Y”, uno spazio d’arte contemporanea divenuto il ritrovo ufficiale degli artisti non allineati. «L’arte è un po’ il nostro rifugio – dice – così come l’ironia è il nostro modo di provare a cambiare le cose».

E di scacciare la paura?

«Non ho paura in senso stretto, non ho smesso di impegnarmi a fondo in tanti progetti culturali. La cosa che mi preoccupa di più è quella di non poter più vedere i miei familiari, tutto qui. Forse un domani mi preoccuperò di capire di cosa ho paura davvero».

Come funziona Generation.by?

«Quindici redattori più o meno fissi e molti collaboratori sparsi. E un po’ sparsi siamo anche noi. Non abbiamo una redazione fissa, siamo itineranti, ci riuniamo ogni volta in case diverse e lavoriamo moltissimo via Internet: chat, skype, Facebook. Evitiamo di dare troppi punti di riferimento».

Il web è diventato il grimaldello per aggirare la censura?

«Senza Internet sarebbe impossibile immaginare il nostro lavoro. Ci permette di restare in contatto e di pubblicare i nostri articoli. La censura è irrealizzabile: appena il nostro sito viene bloccato, tutto il materiale emigra su Facebook o su server ospitati all’estero. È un grande strumento di libertà e un grande problema per il regime».

Quanto vi occupate di politica?

«Non molto. Il nostro progetto editoriale si rivolge soprattutto ai giovani, ci occupiamo dei temi a loro più cari: tendenze, cultura, stili, istruzione. Il gruppo originario viene dalle esperienze studentesche, è composto da gente nata nell’Unione Sovietica che ha poi vissuto la breve primavera bielorussa nella prima metà degli anni Novanta. La generazione più giovane, invece, è meno ideologica e più pratica, ha trovato i computer e Internet e prova a sfruttarne tutto il potenziale di libertà. Offriamo loro l’intera gamma della produzione multimediale, articoli ma soprattutto blog, video, immagini. Molto successo hanno le vignette satiriche e i racconti di viaggio all’estero. Non poter viaggiare liberamente è un limite avvertito da tutti».

Quali obiettivi vi proponete?

«Puntando ai giovani miriamo a obiettivi di lungo periodo. La formazione, ad esempio. È soprattutto lì, nella scuola e nell’università, che l’influenza del regime si fa sentire. Noi cerchiamo di far vedere che esiste un altro modo di vivere».

(Pubblicato su Vita)