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ALESSANDRO TRA ATENE E SKOPJE

Riprende quota la disputa tra Atene e Skopje sulla denominazione ufficiale da attribuire all’ex repubblica jugoslava. A causarla, la gigantesca statua di Alessandro Magno che il governo macedone ha fatto piazzare nel centro della capitale.

Matteo Tacconi / Radio Europa Unita

Come se non bastasse la delicata situazione domestica, con i conti profondo rosso, l’emergenza sociale e una maggioranza che barcolla, la Grecia è occupata anche dalla nuova fiammata registrata nella disputa diplomatico-culturale che la oppone da vent’anni alla Macedonia. Fiammata causata dal protagonista di sempre: Alessandro Magno. Il condottiero, vale a dire, che entrambi i paesi rivendicano come eroe nazionale.

Il fatto è che a Skopje hanno appena iniziato a montare, pezzo dopo pezzo, una gigantesca statua equestre dedicata all’antico conquistatore, che a breve, fiore all’occhiello di un grande processo di riqualificazione urbana, troneggerà nel centro cittadino. I greci sono andati su tutte le furie. Il portavoce del ministero degli esteri, Gregory Delavekouras, ha bollato il monumento, alto dodici metri e realizzato dalle fonderie Marinelli di Firenze, come «un tentativo di usurpare la storia greca», aggiungendo che l’azzardo potrà costare caro ai vicini sul piano dei negoziati relativi al nome ufficiale da attribuire, a livello internazionale, all’ex repubblica jugoslava. La tenzone lessicale, manco a dirlo, ruota tutta intorno al magno conquistatore.

I macedoni ritengono di esserne i legittimi discendenti e, in quanto tali, si sentono autorizzati a edificare la loro identità nazionale sulla base di questo lignaggio prestigioso, nonché a chiamare il loro paese con il nome della terra da cui il celebre guerriero partì alla conquista del mondo: Macedonia, appunto. Atene è invece dell’avviso che Alessandro Magno provenisse dalla Macedonia greca (la regione settentrionale della nazione ellenica) e pretende che Skopje aggiunga un aggettivo qualificativo al nome Macedonia, così da fugare ogni dubbio.

I negoziati, mediati dall’Onu, vanno avanti dal 1991, anno dell’indipendenza macedone. Periodicamente salta fuori qualche possibile compromesso. Il più papabile? Macedonia del nord. I più bizzarri? Nova Makedonija e Macedonia Vardar, dal nome del fiume che taglia il paese. Ma ogni volta è fumata nera. La Macedonia, così, continua provvisoriamente a essere definita Former Yugoslav Republic of Macedonia (Fyrom) nei fori internazionali dove partecipa la Grecia e quest’ultima insiste nel mettere il veto all’ingresso della prima nella Nato, ostacolandone inoltre i negoziati di adesione all’Ue.

Chi ha ragione? A sentire gli storici i greci, dato che gli slavi sono giunti nei Balcani diversi secoli dopo Alessandro. Il problema, tuttavia, è il profilo tragicomico che la vertenza ha assunto. La Grecia, che avrebbe cose più serie a cui pensare, si ostina infatti a tenere il proprio vicino lontano dalla Nato e dall’Ue, anche se l’Alleanza lo ritiene pronto all’ingresso e l’Ue gli ha attribuito, nel 2005, il rango di paese candidato all’adesione. La Macedonia, retta dai conservatori di Nikola Gruevski, fanatici culturi dei miti alessandrini, si sta facendo scavalcare da tutti gli altri stati dell’oltre Adriatico a livello di integrazione euroatlantica, quando fino a qualche tempo fa era quello messo meglio.

In questi giorni, poi, con la statua di Alessandro Magno in fase d’assemblaggio, se ne sentono di tutti i colori. La blogosfera greca propone di chiamare la Macedonia “Albania orientale”, “Serbia meridionale” o “Bulgaria occidentale”, come a sottolineare che, culturalmente, la Macedonia non esiste. Da Skopje c’è chi ribatte – udite, udite – spiegando che la Grecia dovrebbe avere il coraggio di riservare lo stesso trattamento agli Stati Uniti, chiedendo a Washington di cambiare il nome a un piccolo borgo dell’Ohio chiamato Macedonia.

(Radio Europa Unita)