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La carta Alenka

La Slovenia nomina una donna a un capo del governo, per la prima volta nella storia. Il compito della Bratusek è enorme: evitare il crack. 

Slovenia, Alenka Bratusek (www.wikimedia.org)
Alenka Bratusek (www.wikimedia.org)

È la prima donna a ricoprire la posizione di Primo ministro della Slovenia, Alenka Bratusek. E lo deve fare in uno dei momenti più complicati per il Paese. Poco più di quarant'anni, Alenka ha ottenuto l'incarico di formare un nuovo esecutivo succedendo a quello di Janez Jansa, che oramai vegetava in uno stato di “morte clinica” da parecchi mesi. La crisi economica l’ha divorato e la ricetta austera proposta da Jansa ha scatenato proteste ovunque.

Bratusek è subentrata in extremis a Zoran Jankovic, accusato di corruzione. Era lui il principale papabile per il premierato.

Il nome di Bratusek è riuscito a coalizzare l'opposizione progressista, che fino a qualche settimana fa era divisa dalla presenza di Zoran Jankovic, il sindaco di Ljubljana, alla guida del partito Slovenia Positiva, il principale antagonista di Jansa. Su Jankovic, proprio come sull’ex primo ministro, gravavano infatti delle pesanti accuse di corruzione rese esplicite dai risultati della commissione d'inchiesta sulla corruzione, un apposito organo con il compito di fare da cane da guardia della moralità pubblica, diffusi a gennaio.

Jankovic doveva farsi da parte e così è stato. E alla guida del partito è giunta Alenka, che ora si ritrova tra le mani la crisi politica più complicata nella storia della Slovenia indipendente. Il compito, quello minimo, è di traghettare l'esecutivo fino al prossimo turno elettorale, previsto tra un anno, evitando le elezioni anticipate.

Il nuovo primo ministro non ha una grande esperienza parlamentare (eletta per la prima volta nel 2011) e dovrà mediare con gli alleati sulla creazione di una "bad bank", a cui personalmente è contraria.

Bratusek è stata consigliere municipale nella propria città, a Kranj, centro industriale di circa 55.000 abitanti a venti chilometri da Ljubljana. La sua avventura nella politica nazionale è cominciata nel 2008, quando però non riuscì ad essere eletta tra le fila dei social-liberali alle parlamentari. «Non sono una di quelle donne che non sanno quello che vogliono», dichiarava allora Alenka. «Sono una persona decisa, diretta. Non so mentire e non sono capace di fare promesse campate in aria». Parlamentare dal 2011, ha assunto la guida di Slovenia Positiva ad interim a gennaio.

La sua elezione, vista l'impasse in cui si trovava l'esecutivo guidato dai socialdemocratici di Jansa, partito di orientamento conservatore a dispetto del nome, era prevedibile. «La Slovenia non può permettersi di continuare a veder aumentare la disoccupazione », ha dichiarato Bratusek subito dopo la nomina. «È ormai chiaro che i tagli alle spese non rilanceranno la crescita, né ridurranno il deficit». Malgrado tanta determinazione, quali siano le ricette che proporrà Bratusek non è ancora chiaro. Un articolo, apparso recentemente sul quotidiano Dnevnik di Ljubljana, metteva in guardia il Primo ministro dal pericolo che, a fronte delle proteste popolari degli ultimi mesi, il nuovo governo possa rivelarsi l'ennesima occasione fallita della politica slovena. Ancora più grande è il rischio che il nuovo esecutivo si limiti ad “annullare” le politiche di austerity inaugurate da Jansa, tra cui l'eliminazione del ministero della Cultura, non risolvendo però i problemi strutturali del Paese.

Tra le decisioni che il nuovo esecutivo dovrà prendere, ci sarà necessariamente quella sulla creazione di una “bad bank”, un istituto gestito dallo Stato che avrebbe il solo compito di assorbire le perdite del settore bancario, piuttosto rilevanti. Un'idea che le istituzioni finanziarie internazionali e Jansa avevano appoggiato, ma che era stata fortemente criticata da Slovenia Positiva, dai sindacati e dalla popolazione, che aveva cercato – senza successo – di chiedere un referendum su questo tema.

La questione ritornerà a occupare un ruolo centrale nel dibattito politico. E nella formazione dell'esecutivo. La Lista Civica di Gregor Virant, necessaria alla costruzione della nuova maggioranza, ha già ripetuto più volte di essere favorevole alla costituzione di una “bad bank”. Bratusek dovrà quindi trovare un compromesso, e dovrà trovarlo in fretta. Se non sarà così, l'ipotesi di nuove elezioni diventerà una certezza. E il paese finirà per affondare ancora di più nel baratro della crisi economica e istituzionale.

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