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GERMANIA 2022, RITORNO AL FUTURO

A essere onesti, la svolta antinuclearista in Germania c'era già stata. Dieci anni fa, a opera del governo rosso-verde, cancelliere Gerhard Schröder e vicecancelliere Joschka Fischer. Quella appena annuciata da Angela Merkel, sempre a essere onesti, si chiama retromarcia. Se di svolta si tratta, vale per lei, non per la Germania. Appena sette mesi fa, il governo liberal-conservatore aveva celebrato la riforma di cui andava più orgoglioso: l'annullamento della svolta di Schröder. Di fronte al rischio di un black-out energetico, così dicevano, l'esecutivo abbatteva il limite temporale imposto all'attività delle centrali nucleari, prolungandone la vita di diversi anni. La più grande economia europea, peraltro tornata a correre a pieni pistoni, non poteva permettersi il rischio di un deficit energetico. Il nucleare restava sempre una tecnologia ponte, il passaggio alle fonti alternative sarebbe comunque proseguito, solo più lentamente, molto più lentamente. La data limite imposta da socialdemocratici e verdi era il 2021. Praticamente la stessa proposta oggi dalla Merkel. Un ritorno al futuro. È bene tenerle a mente queste cose, se si vogliono interpretare correttamente anche i movimenti politici ed elettorali della Germania degli ultimi mesi.

Tra ottobre 2010 e maggio 2011 sono accadute molte cose. Fukushima, innanzitutto, l'incidente nucleare giapponese che ha fatto innalzare nella considerazione della cancelliera quello che i tedeschi definiscono Restrisiko, rischio residuo, a livello di rischio imponderabile. E dunque, non gestibile. Ma nei mesi precedenti, la decisione del governo di prolungare il percorso di uscita dal nucleare aveva già riacceso le proteste del vario mondo ambientalista. In autunno, il tradizionale trasporto di scorie radioattive verso il deposito di stoccaggio di Gorleben aveva incontrato resistenze e manifestazioni come non accadeva più da anni. E a Berlino erano accorsi per una giornata di protesta antinucleare così tanti manifestanti come non si vedeva da tempo.

Nel progetto che la Merkel si appresta a elaborare per accompagnare la decisione presa questa notte, trovano spazio misure differenti, che vanno dal risparmio energetico alla costruzione di centrali energetiche alternative all'atomo, dall'accelerazione dei finanziamenti per la realizzazione delle infrastrutture di trasporto al potenziamento di parchi eolici, forse anche al ripensamento sugli impianti a carbone, fino a oggi considerata un'energia del passato per i suoi costi ambientali. Finora non è uscito nulla di concreto dalle stanze dei ministeri interessati, ma un'idea di quello che accadrà potete farvela qui, attraverso l'articolo pubblicato due mesi fa, che rappresenta ancora oggi la guida più credibile di come avverrà (e quanto costerà) alla Germania la fuoriuscita dal nucleare.

Non sarà una passeggiata nel verde. Il mondo senza energia atomica sarà probabilmente meno pericoloso di quello di oggi ma, concordano gli esperti, non necessariamente più pulito. Le infrastrutture saranno visibili, invasive sul territorio molto più di quanto possa esserlo una centrale nucleare e le proteste delle popolazioni scoppiate negli ultimi anni contro la costruzione delle infrastrutture di trasporto nelle zone interessate ne sono una testimonianza. Oltre al problema dello smaltimento delle scorie radioattive, divenuto ora di colpo più urgente. D'altro canto molte imprese tedesche si sono gettate già da tempo nel settore delle tecnologie verdi e se quelle impegnate nel nucleare, tradite da una retromarcia politica che capovolge patti stretti solo sette mesi fa, sono destinate a leccarsi le ferite e probabilmente a intraprendere bellicose vie legali, quelle che puntano sulle produzioni nuove potranno svilupparsi e crescere ancor più velocemente. E gioverä forse ricordare che in molti casi si tratta delle stesse ayiende. Anche su questo punto c'è già una testimonianza: il balzo in avanti delle loro quotazioni alla borsa di Francoforte, nel day after del nucleare made in Germany.