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COVID 19, DIARIO TEDESCO 7

Che sia cominciato l’allentamento del lockdown lo vedo appena uscito di casa, o quasi. Due passi verso la via principale, l’arteria che attraverso il ponte sul Reno collega i due quartieri della ex capitale tedesca, e si nota subito il traffico. Anomalo. Oggi a Bonn riaprono i negozi, almeno quelli fino a 800 mq. Dalle librerie alle officine meccaniche si può ripartire, la gastronomia rimane invece ancora ferma. La cancelliera Angela Merkel si riunirà con i governatori regionali il 30 aprile per vedere come sarà andato l’inizio di questa prima fase e poi decidere. Il modello può essere quello austriaco con il via verso metà maggio. Asili e scuole sono sempre chiusi, esattamente come i parrucchieri, ma questo è un problema che non tocca la mia crapa pelata. La Baviera, primo Land a farlo, ha già introdotto l’uso obbligatorio di mascherine sui mezzi pubblici e nei negozi. Mi sa che presto si accoderanno tutti gli altri. In giro si vede sempre più gente a volto coperto, soprattutto anziani. A rischio, ma i più incapaci di stare a casa. Scopro poi anche con piacere che il bar di fiducia ha riaperto almeno per il to go; fino alla settimana scorsa, con quattro gatti in giro non conveniva. Segnali di normalità. Durerà?

MARTEDÌ
Frau Merkel è sempre prudente, come i virologi, visto che se fosse stato per loro avrebbero tirato giù le saracinesche per due mesi, almeno. Ma la Germania non può stare ferma e la via di mezzo pare vada bene a tutti. Anche se si tratta di evitare pericolosi passi indietro. La notizia del giorno, che indica come la normalizzazione sarà una questione di mesi, è che l’Oktoberfest quest’anno non ci sarà. Una specie di lutto regionale e nazionale, questione di spirito e di danaro. Il tema della sopravvivenza finanziaria per i lavoratori autonomi e le piccole e medie imprese è sempre all’ordine del giorno. Il governo federale sta mettendo a punto un ulteriore pacchetto di aiuti, tra liquidità e sgravi fiscali, per tutte le categorie. I numeri della pandemia rimangono contenuti (circa 140mila casi e 4500 morti) e gli esperti del Robert Koch Institut non dimenticano mai di ricordare che siamo solo nella fase iniziale. Andando al mercato non si direbbe, la piazza principale di Bonn è piena, complice il sole splendente e la temperatura oltre i venti gradi. Le uniche serrande chiuse sono quelle dell’outlet dell’abbigliamento su tre piani che deve appunto restare ancora chiuso. No problem, la scorta di magliette è notevole e posso sopravvivere tutta la stagione.

MERCOLEDÌ
Quasi dimenticavo, visto che da Mosca e dalla Valtellina ci sono buone notizie. La cugina di mia moglie è ancora in ospedale sotto osservazione per questioni respiratorie, ma pare essere corona free. Anche mia mamma sta meglio, tanto che appena la badante è uscita a far la spesa ha chiamato subito i carabinieri e i vigili del fuoco lamentandosi di essere segregata in casa. Declino cognitivo, si chiama, è però un’altra storia. Facendo jogging sulle sponde del Reno penso sempre ai miei compari che su quelle dell’Adda non possono nemmeno andare a pescare, figuriamoci a correre: la fortuna di stare in questo momento in un paese come la Germania è immensa. Solo fra qualche mese o un annetto si potrà quantificare il disastro che sta attraversando ancora la mia Lombardia. Oggi è il primo giorno che a Sondrio non ci sono stati né contagi, né decessi. Sperem. E come volevasi dimostrare: anche il Nordreno Vestfalia rende obbligatorio l’uso delle mascherine, da lunedì (mezzi pubblici e negozi). Qualcuna, ffp 2 ce l’ho, mia moglie ne ha comprate alcune di stoffa, belle colorate, così nostra figlia non si lamenterà.

GIOVEDÌ
Oggi riprendo a Bonn le scuole, non tutte. Poche a dire, il vero, solo le classi che devono sostenere gli esami, a partire dalla seconda metà di maggio. Tram e bus relativamente vuoti, quasi tutti preferiscono andare a piedi o in bicicletta, o naturalmente farsi accompagnare dai genitori. Quelli che hanno bambini in età d’asilo sono in rivolta perché all’orizzonte non si vede ancora la riapertura dei nidi. Nemmeno dei parchi giochi. Complicato per le famiglie gestire l’emergenza sul lungo periodo, nonostante le facilitazioni economiche offerte da città, regione e stato. A proposito di Bund, questa mattina al Bundestag e in diretta televisiva e social la cancelliera Angela Merkel, mai così popolare e amata in Germania negli ultimi cinque anni, ha chiuso un’altra volta la porta ai coronabonds tanto agognati in Italia dicendo che non c’è tempo, visto che ogni paese dovrebbe ottenere l'approvazione del Parlamento e questo sarebbe un processo difficile e che richiederebbe tempo e non aiuterebbe in maniera diretta nella situazione attuale: ora si tratta di aiutare velocemente e servirsi di strumenti rapidi per alleviare le ricadute della crisi. Insomma, la solita storia.

VENERDÌ

Ieri la cancelliera ha avvertito anche che con questo benedetto virus bisognerà convivere a lungo. Ha ripetuto il verbo del Robert Koch Institut, siamo all’inizio, e criticato anche le regioni per un ammorbidimento troppo veloce delle regole di contenimento. C’è nell’aria un po’ di nervosismo, perché nessuno sa veramente quale sarà la situazione fra tre o quattro settimane. È ancora troppo presto per capire se in Austria, dove il lockdown è stato allentato da oltre dieci giorni, tutto sta andando stabilmente per il meglio. A inizio maggio si capirà meglio. Il fine settimana qui comunque si annuncia spettacolare, almeno dal punto di vista metereologico. Sole e 25 gradi, peccato che le gita fuori porta siano sconsigliate, il regime è ancora quello del social distancing e degli spostamenti solo se necessari. Si sta a casa. Domenica è il compleanno di mia moglie, di solito facevamo un we lungo last minute, con un po’ di mare. Stavolta prenderemo la bottiglia con le bollicine dal frigo, passeremo alla Spaccanapoli per la margherita di rito e andremo a sederci sulla Riva del Reno, cercando di dimenticare questo secondo compleanno in famiglia nel segno del coronavirus. Il mio è stato a marzo. Nostra figlia l’ha in agosto. Chissà… Intanto non si può non essere ottimisti, almeno moderatamente. (Lettera43)