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ZELENSKY, E ADESSO?

La vittoria di Servitore del popolo, il partito del presidente Volodymyr Zelensky, alle elezioni parlamentari anticipate in Ucraina, è storica. Maggioranza assoluta - oltre il 43 per cento al proporzionale e 129 seggi al maggioritario per un totale di 252 - per una formazione nata da pochi mesi. Ricalca il successo delle presidenziali dello scorso aprile, quando Zelensky ha mandato a casa senza troppi complimenti Petro Poroshenko.

Gli ucraini, cinque anni dopo la rivoluzione contro il capo di stato Victor Yanukovich finita con il bagno di sangue di Maidan e il regime change che ha portato al potere Poroshenko, hanno completato in maniera democratica il cambiamento. La vecchia elite, almeno in gran parte, è stata spazzata via dall’onda verde (due terzi dei deputati mette per la prima volta piede alla Rada).

Petro Poroshenko e Yulia Tymoshenko rimangono in parlamento con un manipolo di deputati (24 e 25 a testa), quasi quanti la Piattaforma d’opposizione (44), cioè gli eredi di Yanukovich che a Donetsk e Lugansk sono il primo partito. A livello nazionale i filorussi sono il secondo, a debita distanza da quello di Zelensky, ma come per le presidenziali, questo risultato mostra ancora in maniera evidente come in Ucraina le divisioni del passato rimangono. Voce, di Sviatoslav Vakarchuck, rinfresca il nazionalismo in Galizia e va a prendersi il posto di Poroshenko. Se l’onda verde è trasversale, le due Ucraine sono sempre lì. La destra radicale e paramilitare rimane fuori dalla Rada, ma la retorica nazionalista e antirussa è ormai stata raccolta da altri dentro il parlamento.

E adesso? Zelensky ha tutto il potere per sé. Bisogna ricordare però che Zelensky è dov’è in parte per merito suo, in parte perché rappresenta gli interessi di altri. Il sistema oligarchico in Ucraina è ben integro e non sono state le elezioni presidenziali di aprile e quelle parlamentari di luglio a farlo crollare. Certamente il supporto popolare per il presidente, simbolo, a torto o a ragione, del rinnovamento, è grande (anche se l’affluenza alla legislative è stata sotto il 50 per cento). Con la maggioranza assoluta alla Rada sarà più facile governare, anche se le varie anime di Servitore del popolo dovranno essere tenute al guinzaglio.

Ci sono in sostanza tre possibilità per Zelensky: 1) distruggere il sistema che lo ha creato 2) farsi fagocitare dal sistema 3) scendere a compromessi

Per quel che riguarda le riforme interne Zelensky dovrà comunque agire presto e in maniera efficiente, per non perdere il consenso popolare e la forza alla Rada. In politica estera dovrà cambiare certo qualcosa rispetto alla linea del suo predecessore, se vorrà cercare qualche compromesso per il Donbass, senza dimenticare che, piaccia o no, le regole le detta il Cremlino.