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L’OLIGARCA, IL COMICO E IL DEGRADO UCRAINO

Il dibattito allo stadio olimpico di Kiev ha chiuso la campagna elettorale, la più sporca dal 2004, dimostrando non tanto quanti progressi abbia fatto la democrazia ucraina, quanto il suo degrado. Del sistema e dei suoi protagonisti.

Da una parte Petro Poroshenko, l’oligarca del cioccolato, diventato presidente nel maggio del 2014 dopo la rivoluzione di Euromaidan e il cambio di regime a Kiev avallato da Europa e Stati Uniti. Arrivato alla Bankova dopo un ventennio in cui ha cavalcato un po’ tutti i cavalli, a seconda di come tirava il vento, compagno di merende degli industriali del Donbass e di Yulia Tymoshenko, filorusso ed europeista, un po’ carnivoro e un po’ vegano. Classico robber baron assetato di potere che ha avuto per cinque anni, giunto ora al capolinea.

Dall’altra Volodymyr Zelensky, il comico populista, l’attore dello show Servitore del popolo, il candidato virtuale o la marionetta di Vladimir Putin, come lo ha sempre definito il suo rivale. Cabarettista e produttore di professione, estraneo alla politica attiva, con una squadra alle spalle molto variegata, un treno lungo trainato dalla locomotiva guidata dall’oligarca Igor Kolomoisky, sul quale sono saliti in molti, dagli amici di Kvartal 95, agli amici degli amici, ai tecnici europeisti transfughi dal cerchio di Poroshenko a quelli più vicini ai poteri forti filorussi.

Tra questi due signori dovranno scegliere gli ucraini, che secondo i sondaggi eleggeranno plebiscitariamente il secondo, non tanto per le sue qualità, quanto per i disastri e le promesse mancate del secondo. Nessun presidente, con l’eccezione di Leonid Kuchma nel 1999, è mai stato rieletto in Ucraina. Pare che anche questa volta non ci saranno eccezioni e chi andrà a votare lo farà per spazzare il passato.

Poroshenko rischia di essere umiliato da un novellino della politica la cui affidabilità sulle questioni interne e di politica estera è tutta da verificare. Ma questo non interessa a un elettorato disilluso: gli ucraini, dopo le rivoluzioni del 2004 e del 2014, tentano una nuova via che difficilmente sarà la cura di tutti i mali, visto che il paese è in crisi sistemica e la classe politica, quella vecchia, quella nuova non esiste, incapace di cambiare.

Dopo le presidenziali ci saranno a ottobre le parlamentari, dove il partito di Zelensky farà bottino pieno, sempre che dopo un paio di mesi alla Bankova non provochi troppi danni, ma questo è improbabile perché il team alle sue spalle è costituito da furbi, non da fessi. Poi si ricomincerà di nuovo, sempre con gli stessi burattinai a tirare le fila.