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NORD STREAM FOR DUMMIES

Vediamo di fare un po’ di chiarezza sulla questione Nord Stream, che ha diviso in Europa, ha allargato il fossato tra Russia e Stati Uniti e causato screzi nei rapporti transatlantici, soprattutto tra Germania e Usa. Come già illustrato altrove, in questo caso la posizione di Berlino è chiara e viene ribadita ogni volta che da Washington e anche da Bruxelles, dove la lobby anti-Nord Stream raccoglie adepti soprattutto tra Polonia e Paesi baltici, arrivano consigli più o meno velati ad abbandonare l'idea. Dal 2011 è in funzione Nord Stream 1, Nord Stream 2 va a completare un progetto cominciato ai tempi di Gerhard Schröder e proseguito sotto Angela Merkel. La Germania importa gas da chi vuole e nessuno ha il diritto di immischiarsi nelle questioni interne. Tanto meno gli Usa, che sono diretti interessati a esportare anche in Europa il loro gas liquido (gnl) e vogliono bloccare Nordstream non tanto per mettere pressione alla Russia di Vladimir Putin in deficit di democrazia, quanto perché mirano a ribaltare il mercato energetico europeo a proprio favore. Peccato che a Berlino sembrano aver fatto i conti, non solo al Kanzleramt, ma anche nei vari consigli di amministrazione, e nessuno pare voler mollare.

Dopo che nelle scorse settimane improvvisamente la Francia pareva volersi mettere di traverso facendo lo sgambetto alla Germania, l’allarme per Nord Stream è rientrato altrettanto in fretta con un compromesso in sede europea che garantisce che il gasdotto sotto il Baltico venga raddoppiato come previsto, come volevano quindi Berlino e Mosca. Non ci sono quindi nuovi ostacoli giuridici perché le regole europee che prevedono una separazione tra chi produce il gas e chi lo trasporta non sarà applicata a paesi terzi, cioè al di fuori dell’Unione. Gazprom, il colosso che non solo estrae gas in Russia, ma è anche costruttore di Nord Stream, potrà dunque completare la seconda parte del gasdotto e sarà la Germania a garantire il rispetto delle regole sul suo territorio. Insomma una vittoria tedesca, con la cancelliera Merkel che ha sempre difeso un progetto essenziale per gli interessi economici ed energetici di Berlino, considerando il fatto che la Germania ha deciso nei prossimi due decenni di abbandonare sia il nucleare che il carbone.

La vittoria è anche un po’ russa, visto che  senza il compromesso in questione Nord Stream avrebbe rischiato di essere bloccato. Così invece verrà completato quel progetto che una quindicina di anni fa avevano iniziato il cancelliere Gerhard Schroeder e Vladimir Putin. Il Cremlino, nonostante il regime di sanzioni e i rapporti tesi con l’Unione Europea a causa della crisi ucraina, sui temi energetici ha sempre trovato buon ascolto nella Germania, proprio perché gli interessi coincidono. Sarebbe stata una sorpresa molto più grossa se improvvisamente Angela Merkel si fosse messa di traverso o avesse ceduto alle pressioni di chi ha contrastato questo gasdotto fino all’ultimo, non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti.

I tedeschi fanno ovviamente i propri interessi, ma è anche evidente che a loro, come a italiani, austriaci e molti altri, il gas russo fa e farà comodo. I giacimenti nel Mare del nord stanno diminuendo e il gas liquefatto che potrebbe arrivare dall’Africa o anche dagli Stati Uniti, è troppo caro. La Russia  fornisce gas dai tempi della Guerra fredda e ne ha in abbondanza a buon prezzo. La dipendenza è però reciproca, simmetrica: nel senso che se la Germania e l’Europa hanno bisogno di comprarne, i russi hanno bisogno di venderlo. Non possono tenerlo in cantina come si fa col vino buono. Se la Russia non vende il gas all’Europa, non lo venderebbe nemmeno da altre parti e le casse dello stato sarebbero mezze vuote. Cosa che Putin o nessun altro al Cremlino si può e potrà permettere.

Come già spiegato: il gas russo è meno caro del gnl americano o di quello del Qatar o dell'Algeria. Se mai diventasse meno conveniente, o se Mosca volesse bloccare tutto (cosa fatta nemmeno durante la Guerra fredda, perché la dipendenza è reciproca), i rigassificatori, quelli che già ci sono ed altri che verrebbero costruiti, potrebbero avere un senso. Al momento si tratta però di fanta-energia. La Germania consuma più o meno 90 miliardi di metri cubi all'anno e attraverso Nord Stream 1 ne importa 55, il resto arriva da Olanda e Norvegia. Certo è che nei prossimi anni questi contingenti sono destinati a ridursi drasticamente, nel senso che il Mare del Nord non è la Siberia, e quello russo ad aumentare. Ecco perché ai tedeschi serve il raddoppio sotto il Baltico, al netto dello sviluppo delle energie alternative e all'abbandono del nucleare.

Dal punto di vista della Russia, Nord Stream è anche un progetto geopolitico, ma va a incontrare gli interessi economici e nazionali della Germania. È per questo che Frau Merkel, nonostante la linea dura nelle relazioni con Mosca e l'appoggio incondizionato alle sanzioni relative alla crisi ucraina, ha sempre ostentato un solido pragmatismo e si è opposta ai diktat di Washington, considerati veri e propri ricatti. Berlino cerca ovviamente di dare un colpo alla botte e uno al cerchio mettendo sul piatto garanzie per l'Ucraina che sarebbe davvero tagliata fuori e perderebbe qualche miliardo di dollari all'anno in tasse di transito per tutto il gas russo che passa attraverso il suo territorio in direzione Europa. Ma la Germania se n'è infischiata, già con la costruzione di Nordstream 1, delle lamentele di polacchi e baltici che avevano parlato di una riedizione del patto Molotov-Ribbentropp, e nonostante la guerra nel Donbass e l'annessione della Crimea preferisce ancora il legame con la Russia che dare retta all'Ucraina dell'oligarca Petro Poroshenko, tanto più che la rivoluzione del 2014, avallata con poca lungimiranza, ha portato più costi che benefici. A Kiev come a Berlino.