Vai al contenuto

La Grexit di Angela Merkel

Nonostante l'immagine di ferro, la cancelliera ha tentato a suo modo di salvare Atene. Ora prova a sfilarsi da una sconfitta che è anche sua.

Angela Merkel interpretata dall'Economist in una famosa copertina (Archivio Rassegna Est)
Angela Merkel interpretata dall'Economist in un famoso numero intitolato »L'egemone riluttante»

di Pierluigi Mennitti
Scritto per Lettera 43

Le file dei greci di fronte agli asfittici bancomat rimandano alla mente quelle dei tedeschi dell'est di fronte alle banche nell'estate del 1990. Immagini simili, stati d'animo diversi. Esattamente 25 anni fa, il 1° luglio 1990, la Germania anticipava la sua riunificazione politica attraverso la sostituzione del marco orientale con il più robusto Deutsche Mark, il marco dell'Ovest. Un'unione monetaria che Helmut Kohl impose anche contro le ragionevoli opinioni degli economisti che paventavano il peso dell'operazione. Ma la moneta unica avrebbe reso irreversibile il processo politico della riunificazione tedesca.

Un quarto di secolo dopo, la Germania assapora il gusto amaro di una scissione. A rischiare di rompersi è il progetto che prese forma e vita da quella prima riunificazione interna a un Paese: la moneta unica europea, simbolo e pilastro di un'unione continentale che doveva annegare in un destino comune il rischio di una Germania troppo grande.

A Berlino si respira un'aria strana di sconfitta, nonostante i tedeschi siano considerati i capofila dei falchi e i teorici di quell'austerity cui i greci si stanno ribellando. Angela Merkel rischia di passare alla storia come la cancelliera che ha presieduto alla prima crepa della casa europea, senza riuscire a evitarla. Nei libri di storia di domani Kohl potrebbe essere ricordato come il cancelliere dell'unità tedesca ed europea, Merkel quello della disintegrazione europea.

Continua su Lettera 43

Leggi anche:

L'ultima pagina il dossier di articoli e immagini sulla lunga crisi greca di Rassegna Est.

1 pensiero su “La Grexit di Angela Merkel

  1. Pingback: Grexit, eppur si muove | RASSEGNA EST

Lascia un commento