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Warsaw calling

Testa a testa fino all'ultimo voto nelle Presidenziali polacche. Un'elezione che modificherà comunque gli equilibri nel paese. 

Il palazzo presidenziale a Varsavia (Archivio Rassegna Est)
Il palazzo presidenziale a Varsavia (Archivio Rassegna Est)

di Pierluigi Mennitti

È al centro che si deciderà il testa a testa per le presidenziali polacche, il voto di ballottaggio fra il presidente uscente Bronislaw Komorowski e lo sfidante Andrzej Duda. Due settimane fa, smentendo i sondaggi che comunque avevano segnalato l'inversione di tendenza senza riuscire a misurarla nella sua entità, Duda ha messo il naso avanti, seppur per un punto percentuale. E nella campagna di ballottaggio ha avuto il vento in poppa, ha catalizzato l'attenzione dei media rappresentando la novità della partita.

Cosa che non ha tuttavia scalzato Komorowski dalla corsa. Il presidente ha ritrovato la grinta perduta nella prima fase, quando fidandosi di pronostici troppo accondiscendenti, aveva mantenuto un atteggiamento distaccato, sottovalutando il clima di risentimento che evidentemente covava sotto la cenere della crescita economica polacca. Ha rischiato di apparire all'improvviso troppo aggressivo, smettendo gli amati panni dell'uomo istituzionale super-partes, ma in qualche modo è riuscito a ridestare dal torpore il suo elettorato che quindici giorni fa aveva preferito restare a casa.

Così la competizione è incertissima come non capitava da anni. I due partiti conservatori, più liberale quello di Komorowski (Piattaforma civica, PO, orfana di Donald Tusk migrato a Bruxelles), più nazionalista quello di Duda (Diritto e Giustizia, PiS, ancora guidato da Jaroslaw Kaczynski, gemello dell'ex presidente Lech deceduto nell'incidente aereo di Smolensk), continuano a dividersi la scena politica polacca in un derby a destra che dura ormai da dieci anni e nel quale la sinistra non gioca più alcun ruolo.

Hanno invece acquisito visibilità e consenso altri canali di partecipazione politica, partiti personali sganciati dalle radici ideologiche dei grandi filoni del pensiero politico europeo ma capaci di raccogliere, magari per breve periodo, il risentimento anti-establishment dei cittadini. Dopo il successo alle scorse Politiche di Janusz Palikot ora è la volta di Pawel Kukiz, un'ex rockstar che ha ottenuto il 20% al primo turno. Una fetta di voti appetibili sia da Komorowski che da Duda. Peccato che i due rappresentino, agli occhi di Kukiz e dei suoi, due facce della stessa medaglia, quella della casta.

È con questo nuovo tipo di centro che i due candidati devono misurarsi per piazzare il colpo di reni finale. Un centro sociologico più che politico, non moderato, tendenzialmente giovane, urbano e assolutamente refrattario a vecchie ideologie. Una componente moderna, senza con questo attribuirle alcun giudizio di merito, simile a quelle presenti in tanti paesi dell'Europa occidentale, allo stesso tempo frutto del benessere conseguito in questi anni dalla Polonia e dell'inevitabile diseguaglianza con cui si è spalmato sulla società. Apocalittici o integrati, arrabbiati o apolitici, indignati anti-corruzione o semplici scontenti della politica: un magma di istanze, a volte anche contraddittorie fra di loro, più facilmente unificabili da un outsider stravagante come Kukiz che da due politici professionisti come Komorowski e Duda.

Previsioni di crescita Polonia 2020
L'economia polacca nel 2015-2020

Questi ultimi hanno già fatto il pieno nelle loro rispettive roccaforti. Komorowski ha rilanciato il messaggio della continuità, ha accusato il suo avversario di demagogia, ammonendo che un suo successo metterà in pericolo le conquiste economiche realizzate con la stabilità e la competenza assicurate da Piattaforma civica. Duda ha riaffermato l'esigenza di rivedere alcune riforme in chiave più sociale (prima fra tutte, quella pensionistica) e la volontà di rallentare il processo di adozione dell'euro «almeno fino a quando i polacchi guadagneranno come i cittadini dell'Europa dell'Ovest». Rassicurati gli elettorati di riferimento, la caccia è aperta per gli elettori degli altri.

L'esito del voto avrà ripercussioni decisive sia sugli equilibri interni al paese che su quelli dei due partiti, in vista del più importante appuntamento elettorale politico in autunno. Sul versante governativo è in gioco anche la figura di Ewa Kopacz, il premier che Tusk ha scelto come suo successore: una donna che avrebbe dovuto accentuare l'immagine di una Polonia più moderna ed europea, ma che finora non ha mostrato la personalità auspicata. Nel partito nazionalista, tornato ora ad essere credibile come alternativa di governo, si aprirà la guerra per la leadership fra il vecchio capo Jaroslaw Kaczynski e l'astro nascente Duda, appena qualche mese fa un perfetto sconosciuto. Il 42enne avvocato era stato candidato proprio perché la gara con Komorowski sembrava persa in partenza e la sua figura non avrebbe dovuto far ombra al vecchio leader. È andata diversamente. E negli ultimi giorni Duda ha marcato platealmente la propria distanza con Jaroslaw richiamandosi alla lezione del gemello scomparso Lech (che passava per il moderato fra i due), del quale era stato consigliere dal 2007 al 2010. Una mossa dal doppio valore: ammiccare agli elettori di Kukiz, che considerano Jaroslaw un barone della politica, e preparare il terreno al prossimo duello interno di partito. Perché comunque andrà a finire il ballottaggio, queste elezioni hanno già incoronato un vincitore.

1 pensiero su “Warsaw calling

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