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Donbass, un anno di guerra

Scocca il primo anniversario della rivolta filorussa nel sudest dell'Ucraina. Che scivola sempre più sull'orlo del baratro.

Volontari ucraini al fronte (Wikipedia)
Volontari ucraini al fronte (Wikipedia)

Scritto per Askanews

Un anno fa, la mattina del 7 aprile 2014, iniziò in grande stile la rivolta nel sudest dell'Ucraina che nel giro di un paio di settimane si sarebbe trasformata in una guerra vera e propria. All'occupazione di edifici amministrativi e pubblici da parte di gruppi armati filorussi nei capoluoghi del Donbass, Donetsk e Lugansk, il governo di Kiev rispose poco dopo con il lancio della cosiddetta Ato, l'operazione antiterrorismo che avrebbe dovuto sedare in breve tempo i bollori separatisti e che dura in realtà ancora oggi, interrotta ufficialmente solo dagli accordi di Minsk.

Negli ultimi dodici mesi l'ex repubblica sovietica è sprofondata in un conflitto che se direttamente ha interessato solo parte di due regioni vicino al confine con la Russia ha però avuto effetti collaterali per l'intero Paese: non si tratta solo degli oltre 6mila morti e del milione di profughi scappato dalle zone in guerra, ma del quadro generale che si avvicina più a quello di un failed state, uno Stato fallito, che non a quello di una democrazia da rilanciare. Dopo la cacciata di Victor Yanukovich, l'evento spartiacque visto da Mosca come un colpo di Stato e dall'Occidente come una rivoluzione democratica, il Paese è precipitato progressivamente nel baratro e i tentativi di risollevarsi fatti dal nuovo establishment si sono fermati in pratica solo alle questioni formali.

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L'Ucraina, dopo aver perso la Crimea annessa da Mosca, è spaccata di fatto in due e il Donbassrimane sotto il controllo degli indipendentisti filorussi; l'economia è al collasso e Kiev sopravvive solo grazie agli aiuti della comunità internazionale; i riflessi della guerra non permettono di fare previsioni ottimistiche per il futuro e la fragilità degli accordi di Minsk è una spada di Damocle che pende sul rilancio dell'economia e mette in dubbio i calcoli di ripresa fatti sia del governo ucraino sia delle istituzioni che lo sostengono finanziariamente, a partire dal Fondo monetario internazionale. Il piano di aiuti da 40 miliardi di dollari previsto sino al 2018 potrebbe essere presto riscritto un'altra volta o diventare addirittura inutile. Tutto dipende insomma da come si evolverà il conflitto cominciato un anno fa e che nonostante i buoni propositi espressi nell'ultima intesa di febbraio in Bielorussia è sempre appeso a un filo. Sia dal punto di vista militare che da quello politico sono diverse le incognite che mettono a rischio il processo di pace: se da un lato la situazione tra Donetsk e Mariupol non è propriamente tranquilla, come dimostrano le continue scaramucce sulla linea del fronte, del dialogo che avrebbe dovuto iniziare tra Kiev e separatisti con l'implementazione dei primi punti degli accordi di Minsk non c'è in realtà nemmeno l'ombra.

Le questioni del decentramento amministrativo, delle elezioni locali da gestire in comune e della realizzazione di una regione di fatto a statuto speciale all'interno dell'Ucraina sono rimaste sulla carta e da entrambe la parti ci si accusa a vicenda per uno stallo che non promette nulla di buono. Nelle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk si continua a fare affidamento sul sostegno diretto e indiretto di Mosca, a Kiev la guerra tra oligarchi, insieme con l'eterogeneità del governo e le differenze di fondo tra il presidente Petro Poroshenko e il premier Arseni Yatseniuk, hanno rallentato anche i processi di riforma promessi proprio un anno fa nel tentativo di arginare l'ondata separatista.

Dopo un anno di guerra il conflitto è momentaneamente congelato, come gli auspici di rinascita, e resta da vedere se la primavera appena iniziata farà sbocciare nuove speranze in un contesto internazionale più rilassato o riporterà invece tutti a una ancor peggiore realtà.

2 pensieri su “Donbass, un anno di guerra

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