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Putin, zar senza rivali

A quindici anni dall'ascesa al Cremlino, il sistema di potere del presidente russo è ancora molto solido. Anche di fronte a una recessione.

(kremlin.ru)
(kremlin.ru)

di Stefano Grazioli 
Scritto per Linkiesta

Da esattamente quindici anni Putin è alla guida della Russia. La notte di Capodanno tra il 1999 e il 2000 il malandato Boris Eltsin aveva annunciato le dimissioni, indicando nell’ex agente del Kgb e allora primo ministro il suo successore. Le elezioni di marzo lo avrebbero poi incoronato direttamente al primo turno, senza rivali. Oggi, al suo terzo mandato e dopo che per quattro anni tra il 2008 e il 2012 il delfino Dmitri Medvedev ha occupato le stanze del Cremlino, Vladimir Vladimirovich deve affrontare la più difficile crisi economica che il Paese ha attraversato negli ultimi tre lustri dopo il default del 1998. Per la prima volta da dopo il crollo del 2009 (-7,9%), la Russia ha chiuso un anno con il Pil in negativo (-0,5% a novembre) e le prospettive per quello in corso non sono certo rosee.

Congiuntura sfavorevole, prezzo del petrolio in cantina, rublo in caduta libera nei confronti di dollaro ed euro, sanzioni occidentali e riflessi negativi del conflitto ucraino: l’economia russa si è incagliata e lo stesso Putin nel suo discorso alla nazione di un paio di settimane fa lo ha ammesso, sfoderando però ottimismo e sostenendo che nel giro di un paio d’anni il Paese tornerà a crescere. Dato che l’economia e la finanza non sono proprio scienze esatte e la sfera di cristallo non ce l’hanno il Cremlino e nemmeno i cremlinologi, per vedere quello che sarà della Russia nel giro di cinque-dieci anni bisognerà però attendere.

Nel frattempo si può riflettere sui vari scenari che si possono presentare, che vanno dal worst case della recessione economica inarrestabile e dal collasso del sistema putiniano a quello della stagnazione temporanea seguita dalla ripresa. Le variabili che possono influenzare lo spettro degli esiti sono molte e interessano non solo gli sviluppi dell’economia, ma anche ovviamente quello della sfera politica, interna e internazionale. Tutto va di pari passo e guardando il breve periodo, ossia i prossimi tre anni, sino all’appuntamento elettorale del 2018, quando scade il mandato del presidente, si possono azzardare le prime ipotesi.

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