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La tragedia delle rivoluzioni

Il 21 novembre 2013 iniziavano le proteste a Kiev. Si sono evolute in guerra. Il punto sulla più grave crisi internazionale degli ultimi anni. 

Ucraina, Kiev (euromaidanpress.com)
(euromaidanpress.com)

di Stefano Grazioli

È passato un anno dall’inizio di Euromaidan, il movimento di protesta contro il presidente Victor Yanukovich che nel novembre del 2013 scelse di non firmare l’Accordo di associazione con l’Unione Europea. Una decisione quasi imposta, visto che il capo di Stato era stato messo di fronte all’aut aut di Bruxelles: liberare Yulia Tymoshenko o rimanere a metà strada (l’Accordo era stato parafato nel marzo 2012, pronto da mettere in atto). Yanukovich preferì tornare indietro e prendere la via di Mosca, che si era infilata nello spiraglio lasciato aperto per oltre un anno e mezzo (volontariamente?).

L'economia ucraina secondo il Fmi
L'economia ucraina secondo il Fmi

La Russia offrì all’Ucraina gas a basso prezzo e generose linee di finanziamento. La cosa piacque poco all’opposizione a Kiev, ancor meno a chi tra Bruxelles e Washington pensava di aver già l’Ucraina in tasca. Euromaidan si trasformò in una lotta interna che alla fine vide il trionfo dei cosiddetti europeisti: l’accordo tra Yanukovich e il trio dell’opposizione (Vitaly Klitschko, Arseni Yatseniuk e Oleg Tiahnybkok, con il gentile sostegno di Petro Poroshenko e Igor Kolomoisky) fu controfirmato dai ministri degli esteri di Germania, Francia e Polonia, ma resistette solo dodici ore. Prevedeva elezioni anticipate e varie riforme, tra cui quelle costituzionali. L’ala radicale fece saltare tutto.

Sul sangue di Maidan nacque il governo Yatseniuk, che invece di instaurare il dialogo promesso, decise di seguire il binario nazionalista. Gli accordi con la Russia andarono a rotoli e Unione Europea e Stati Uniti rientrarono in gioco. Il Cremlino non stette a guardare, si annesse la Crimea e accese la polveriera nel Donbass. I conti si fanno con l’oste. Ora l’Ucraina è in guerra, ha Poroshenko alla presidenza e il nuovo governo sta nascendo sotto i peggiori auspici.

Il sistema corrotto oligarchico non è stato estirpato: se l’unico dei clan che mancano all’appello è quello di Yanukovich, gli altri sono tutti lì. Facile prevedere quindi un futuro buio, a meno di miracoli. L’Occidente si è schierato con quella che un anno fa era l’opposizione e oggi è al potere, senza andare troppo per il sottile. Esattamente come fece dieci anni fa, quando iniziò la Rivoluzione arancione con il duello tra Yanukovich e Victor Yushchenko. Si sa come è andata a finire.

La battaglia tra Mosca e Washington iniziata un paio di lustri fa è ancora in corso e chi ci rimette, come sempre, è chi sta nel mezzo, cioè la povera gente del Donbass e del resto dell’Ucraina.

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