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Le sanzioni light

A oggi le misure prese dall'Occidente, causa la crisi ucraina, non hanno avuto impatti così rilevanti per l'economia russa, che non attraversa un momento così brillante. 

Il fiume Moscova (Archivio Rassegna Est)
Il fiume Moscova (Archivio Rassegna Est)

di Stefano Grazioli

Con la motivazione dell’interferenza nella crisi ucraina, l‘Occidente - Stati Uniti e Unione Europea in prima linea, ma anche Svizzera, Canada e Giappone – ha assunto una, apparentemente, dura posizione nei confronti della Russia, comminando sanzioni nei confronti di singole persone, aziende e organizzazioni (in totale una sessantina) legate in maniera più o meno diretta al Cremlino, all’élite politico-economica della Crimea e naturalmente al clan dell’ex presidente ucraino Victor Yanukovich.

L'economia russa (2014-2019)
L'economia russa (2014-2019)

I pilastri dell’economia russa non sono però sino ad ora stati toccati e a causa di diverse ragioni, sia di carattere geopolitico che economico, è improbabile che lo saranno in maniera evidente nel futuro. Almeno così si possono interpretare le minacce che ormai da tre mesi arrivano dalle cancellerie occidentali, spinte da Washington e frenate da Berlino, cui in realtà è seguito ben poco.

L’Occidente non si è raccordato all’unisono, mosso da interessi differenti. Il settore energetico (Gazprom, Rosneft etc.), caro agli europei, non è stato sostanzialmente toccato e quello finanziario, dove gli americani giocano un ruolo importante, nemmeno. Le banche finite sulla lista nera degli Usa (Bank Rossia, Sobin Bank, IC Bank e SMP, rappresentano solo l’1% del volume del settore. L’economia russa non è quindi stata colpita da sanzioni, light, che hanno avuto un ruolo essenzialmente simbolico.

Non è però da escludere che con il prolungamento della crisi in Ucraina e un posizionamento più deciso, Stati Uniti e Ue decidano di passare alla cosiddetta “fase tre” delle sanzioni, tramutando le parole in fatti. Il rischio per l’Occidente di tirarsi la zappa sui piedi sarebbe grande, soprattutto perché l’emergenza nel Donbass ucraino dipende solo in parte dall’influenza della Russia nella regione.

In ogni caso la Russia, che sta attraversando un delicato momento congiunturale, sarebbe messa alla dura prova. Le prospettive di crescita per il 2014 sono state ridotte al lumicino e il pericolo di una stagnazione si avvicina. Fuga di capitali, riduzione significativa degli investimenti, crescita moderata dei consumi, svalutazione del rublo sono tutti elementi che stanno mettendo una pesante ipoteca sulla ripresa a breve termine. Da questo punto di vista il giro di vite delle sanzioni, possibile, ma non probabile, andrebbe a contribuire al peggioramento del quadro generale.

Per chi vuole fare affari, la Russia rimane comunque un mercato appetibile: secondo il report della Banca Mondiale (Doing Business 2014), la Russia ha guadagnato 19 posizioni rispetto all’anno precedente (92esima posizione su 189). L’Italia è alla 65esima.

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