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Il fronte del gas

Kiev deve pagare 2 miliardi di dollari a Gazprom, pena possibile chiusura dei rubinetti. Ma rivendica: Mosca ci ha rubato il metano stoccato in Crimea. La tregua energetica sarà difficile da raggiungere.

(Scritto per Il Manifesto)

Il giacimento russo di Yamburg, gestito da Gazprom (gazprom.com)

di Matteo Tacconi

Gli scon­tri armati nell’est. La pro­pa­ganda ali­men­tata da tutti, senza sosta. La sen­si­bi­lità sto­rica, con i suoi tic non facil­mente con­trol­la­bili. La bat­ta­glia russo-ucraina corre lungo tanti fronti. C’è anche, ovvia­mente, quello del gas. Con una dead­line immi­nente e sensibilissima.

Entro domani a mez­za­notte Naf­to­gaz, l’azienda di stato ucraina che gesti­sce il com­parto, è tenuta a sal­dare una parte del debito che ha accu­mu­lato tra novem­bre e marzo nei con­fronti della con­tro­parte russa, Gaz­prom. La cifra ammonta a due miliardi di dol­lari, su un totale di tre e mezzo. Un altro asse­gno, da 500 milioni, va stac­cato entro il 7 giu­gno. È per le for­ni­ture di mag­gio. Così s’è deciso lunedì a Ber­lino, quando ucraini e russi si sono acco­mo­dati a un tavolo con­vo­cato dal com­mis­sa­rio euro­peo per l’energia, il tede­sco Guen­ther Oet­tin­ger. Venerdì, se Naf­to­gaz pagherà Gaz­prom, si tor­nerà a discu­tere. Sem­pre a Ber­lino e sem­pre con la regia di Oettinger.

Sta­volta l’oggetto saranno i prezzi, con Kiev chiede a Mosca di abbas­sarli. In caso con­tra­rio i russi potreb­bero chiu­dere i rubi­netti. Con con­se­guenze impor­tanti a livello indu­striale, tanto per l’Ucraina quanto per l’Europa, che dalla Rus­sia importa tanto gas, e lo fa attra­verso i tubi dell’ex repub­blica sovie­tica. Si capi­sce, così, l’interesse di Oet­tin­ger a pren­dere il pal­lino in mano.

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2 pensieri su “Il fronte del gas

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