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Schulz l’europeo

La campagna del candidato socialista alla presidenze della Commissione europea. La Germania, la crisi, la solidarietà continentale, il ruolo di Bruxelles. 

(Scritto per Europa)

(Dall'account Facebook di Martin Schulz)

di Pierluigi Mennitti

Non è un comizio di chiusura, ma una delle tante tappe di una campagna elettorale massacrante che l’ha sballottato da Atene a Helsinki, da Lisbona a Varsavia e che lo riporterà tra gli alluvionati di Croazia nell’ultimo giorno. Ma ora Martin Schulz è qui, sull’Alexanderplatz di Berlino. La piazza di casa, se non fosse che lui è nato 59 anni fa a Hehlrath, dalle parti di Aquisgrana, da dove la Grand Place di Bruxelles è cinque volte più vicina della Porta di Brandeburgo. Per uno nato lì, i pianori dolci della Vallonia fanno più Heimat della prussiana Berlino: eppure Schulz è il candidato tedesco alla presidenza europea e il capolista dei socialdemocratici nelle elezioni europee in Germania. Dunque, almeno sulla carta, a Berlino gioca in casa.

In una campagna dominata dall’impressione che la Germania non avesse molto da dire ai propri partner europei sulle questioni che maggiormente li inquetano, Martin Schulz è riuscito a ritagliarsi un ruolo da protagonista. Era uno dei pochi che nelle piazze sapeva di cosa parlava, per cosa si votasse e cosa poteva davvero fare uno che veniva eletto a Bruxelles. Ha strappato il velo della retorica merkeliana dell’austerità che produce miracoli, parlando invece di temi concreti: il lavoro da riguadagnare, la solidarietà verso i paesi in difficoltà, la riforma delle istituzioni, più trasparenza e vicinanza nel rapporto con i cittadini.

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