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La crisi ucraina corre nei tubi di South Stream

La Commissione europea penserebbe di intralciare il maxi gasdotto di Gazprom, facendo leva sull'antitrust. In questo modo produrrebbe gli effetti che le sanzioni leggere del Consiglio europeo non hanno creato. Ma Putin non molla e soprattutto, i paesi comunitari non hanno voglia di mandare in fumo il grande affare del gas. 

(Scritto per Europa)

(gazprom.ru)

di Matteo Tacconi

Nei corridoi di Bruxelles s’è fatta strada l’idea di mettere i bastoni tra le ruote a Gazprom e di annacquare il progetto South Stream. È il grande gasdotto, voluto da Mosca, che passando dal fondale del Mar Nero, risalendo i Balcani e concludendo la corsa in Austria, porterà prossimamente in Europa talmente tanto gas da rendere marginali le pipeline che attraversano l’Ucraina, il cui ruolo di snodo energetico tra Mosca e lo spazio comunitario è già stato depotenziato dall’altro gasdotto targato Gazprom. Si tratta di Nord Stream. S’inabissa nel Baltico e sbuca in Germania. Gerhard Schröder ne presiede il consiglio di amministrazione.

La Commissione europea pensa che facendo leva sulle leggi sulla concorrenza possa non solo limitare il volume di gas che transiterà dai tubi di South Stream, ma persino indurre Mosca a congelare il progetto. È superfluo registrare che questa posizione si salda chiaramente alla crisi ucraina e potrebbe assicurare, sulla carta, quello che le sanzioni leggere decise dal Consiglio europeo finora non hanno garantito: spingere il Cremlino a non forzare troppo nell’ex repubblica sovietica. Ma Putin, su South Stream, non intende minimamente cedere. È una priorità.

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2 pensieri su “La crisi ucraina corre nei tubi di South Stream

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