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C’era una volta l’Ucraina

Kiev, Odessa, Leopoli. Piazza dell'Indipendenza, la città della strage di filorussi e la roccaforte del nazionalismo. Tre realtà che, ognuna a suo modo, restituiscono l'immagine di un paese spaccato. Che non tornerà più come prima.  Un reportage dal posto. 

(Scritto per Linkiesta)


Odessa, il rogo della casa dei sindacati (da Youtube)

di Stefano Grazioli

Sulla Piazza dell’indipendenza di Kiev ci sono ancora le tende dei manifestanti. Gruppi paramilitari - Samoobrona (Autodifesa), Pravi Sektor (Settore di destra) e ultranazionalisti affini presidiano il centro: davanti alla Rada (il parlamento ucraino) e al palazzo del governo. Ufficialmente hanno deposto le armi, ma in questi giorni di inizio maggio, tra allarme provocazioni per le festività e il referendum sull’autonomia programmato a Donetsk, qualcuno ce le ha a portata di mano. Non si sa mai cosa può succedere, basta vedere il recente massacro di Odessa, anche se lì sono stati i filorussi a morire tra le fiamme. Le sedi del potere centrale nella capitale sono controllate all’esterno sia dalle forze regolari sia da quelle “del popolo”. Lo avevano detto, dopo la cacciata di Victor Yanukovich alla fine di febbraio: rimarremo qui almeno sino alle elezioni, fino a che la rivoluzione non sarà completata. E la rivolta con il tiranno si è trasformata in uno strano film tra il drammatico e il giallo, condito con episodi di guerra.

Quasi sei mesi fa Kiev era immersa nella normalità, poi la rivolta europeista, nata alla fine di novembre a Maidan dopo la svolta filorussa di Yanukovich, ha dato il via alla trasformazione: il momento della protesta più o meno pacifica è durato sino a metà gennaio; le settimane degli scontri con l’epilogo sanguinoso di febbraio hanno concluso la seconda fase con il cambio di regime e l’arrivo del nuovo governo; da marzo è in corso il terzo tempo, tra la confrontazione con la Russia e l’annessione della Crimea e l’insurrezione armata nel sudest. Difficile dire quando e come si concluderà. Alla fine di maggio le elezioni presidenziali saranno un momento fondamentale, sia per l’arrivo del nuovo presidente e il molto probabile rimpasto di governo, sia per vedere come reagirà “il popolo”, che ora occupa Maidan.

I problemi dell’Ucraina nascono naturalmente dalla questione con la Russia, dalle pressioni del Cremlino e da quelle che arrivano dall’Occidente, con gli Stati Uniti a spingere il premier Arseni Yatseniuk per ragioni che vanno al di là del solito brodo ideologico riscaldato, quello degli interessi geopolitici a condurre il valzer.

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1 pensiero su “C’era una volta l’Ucraina

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