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Il maggio di fuoco

Nove, undici e venticinque maggio. Anniversario della vittoria sovietica sul nazismo, referendum a Donetsk ed elezioni presidenziali, rispettivamente. Tre date che faranno capire dove va l'Ucraina. 

(Scritto per Linkiesta)

La statua di Lenin a Donetsk (Pedro Vizcaino Pina, Flickr)

di Stefano Grazioli

L’offensiva lanciata dal governo ucraino contro i separatisti filorussi nelle regioni del sudest va avanti a singhiozzo. E non potrebbe essere altrimenti. Sostanzialmente per due motivi. Da un lato si tratta davvero, per ora, di un’operazione antiterrorismo che ha lo scopo di disinnescare la minaccia dei gruppi armati che occupano edifici pubblici e palazzi del potere in diversi centri del Donbass. La strategia è quella di condurre interventi chirurgici evitando il coinvolgimento della popolazione. Dall’altro lato c’è il fatto che a Kiev pochi sanno veramente che pesci pigliare e si è sostanzialmente in balia degli eventi.

Previsioni Ucraina 2019
L'economia ucraina (2014-2019).
Il Fmi non azzarda previsioni

Il premier Arseni Yatseniuk e il presidente ad interim Olexandr Turchynov non fanno passo senza consultarsi con i soli che si sono schierati senza se e senza ma al loro fianco, gli Stati Uniti. Nelle ultime settimane, con i picchi delle visite a Kiev del capo della Cia John Brennan e del vice presidente Joe Biden, la consulenza e il supporto a stelle strisce sono stati evidenti e anche a livello internazionale la Casa Bianca è parsa il megafono della Bankova, con questa impossibilitata e inadeguata a tener testa al Cremlino. Non solo. A meno di un mese dalle elezioni presidenziali, il nuovo establishment ucraino appare frammentato al suo interno e assediato all’esterno dalla destra ultranazionalista di Pravy Sektor, che, pur numericamente insignificante, gioca un ruolo strategicamente determinante.

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1 pensiero su “Il maggio di fuoco

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