Vai al contenuto

La discriminante del lavoro

Uno studio rivela che in Germania gli immigrati, anche quelli con titoli di studio importante, faticano più dei tedeschi a trovare varchi nel mercato dell'occupazione. 

Migranti italiani in Germania (patronato-inca.de)

(Scritto per Lettera 43)

di Pierluigi Mennitti

Si possono avere tutti i titoli di studio in ordine, un bell'aspetto e anche ottime referenze ma se ci si porta appresso un nome esotico come Ahmet, Antonio o Hakan è quasi certo che il posto di lavoro per il quale ci si è proposti se lo prenda Alexander. Nella Germania alla disperata ricerca di forza lavoro qualificata dall'estero, sembra resistere un'imbarazzante discriminazione. È quanto ha rivelato un rapporto del Consiglio dei periti delle fondazioni tedesche (un raggruppamento che raccoglie otto fondazioni), presentato a Berlino il 26 marzo.

Lo studio è intitolato «Discriminazione nel mercato del lavoro» e ha puntato il dito sui responsabili del personale delle aziende, cui è delegato il compito di vagliare i curricula dei candidati. Dall'indagine è emerso che aspiranti con lo stesso livello di studio e grado di qualificazione vengono diversamente selezionati a seconda del nome, che spesso tradisce l'origine familiare.

I candidati con nomi tedeschi sono ingiustamente favoriti mentre quelli che hanno radici straniere devono in genere bussare a molte porte, prima di ottenere un colloquio. E questo anche se uno che si chiama Ahmet o Antonio è nato in Germania, qui ha svolto tutta la carriera di studi e padroneggia il tedesco come madre lingua. «Non c'è alcun dubbio che in Germania ci troviamo di fronte a un serio problema di discriminazione», ha confermato il coordinatore dello studio Jan Schneider.

Continua su Lettera 43

Lascia un commento