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Lavoro alla seconda

Più di tre milioni di tedeschi hanno due contratti. Non significa che ci sia un impoverimento complessivo, ma è certo che questo è in buona misura frutto delle riforme sull'occupazione introdotte da Schroeder. Virtù e debolezze del modello di Berlino. 

Berlino (Archivio Rassegna Est)
Berlino (Archivio Rassegna Est)

(Scritto per Lettera 43)

di Pierluigi Mennitti

Vista dall'alto, l'economia tedesca sembra andare a gonfie vele. Come ha rivelato uno studio della fondazione Bertelsmann, la Germania è una dei maggiori profittatori della globalizzazione che da oltre due decenni ha rivoluzionato il sistema economico e finanziario globale. Assieme a Finlandia, Danimarca e Giappone.

Un dato non sorprendente, se si tiene conto del fatto che l'export costituisce da sempre il pilastro del suo successo. La sempre più stretta interconnessione fra gli Stati ha prodotto un aumento del 20% della crescita economica tedesca.

Il benessere si è spalmato un po' dappertutto ma la media dei redditi pro-capite è cresciuta molto di più nei Paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo come Cina, Sud Africa, Brasile, Russia e India. E in Germania è cresciuta più che altrove. Una forbice, quella tra ricchi e poveri, che si riflette anche all'interno dei singoli Stati. E, vista dal basso, anche l'economia tedesca mostra i suoi squilibri.

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