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Elezioni in Serbia. L’assolo di Vucic

Fino a prova contraria il leader del Partito progressista dovrebbe stravincere le politiche. Un ritratto del nuovo uomo forte di Belgrado, dal nazionalismo al conservatorismo, dall'ostilità all'Ue all'obiettivo di ingresso nel blocco comunitario. 

(Scritto per Linkiesta)

Aleksandar Vucic (www.sns.org.rs)

I giochi sembrano già fatti, per lo meno se si dà credito al sondaggio di pochi giorni fa, con il quale il giornale belgradese Blic ha incoronato vincitori i progressisti (Sns) di Aleksandar Vucic. L’«uomo nuovo» della Serbia dovrebbe portare a casa alle elezioni almeno il 44% dei voti, lasciando ai suoi diretti concorrenti soltanto le briciole. Dovrebbe essere, quello di domenica 16 marzo, un plebiscito in suo favore.

L'economia serba nel 2014-2018
L'economia serba nel 2014-2018

In effetti, non è un mistero che proprio Vucic abbia scelto di sciogliere le camere due anni prima del termine della legislatura, e di indire elezioni anticipate unicamente per capitalizzare la propria popolarità, ottenendo il massimo risultato elettorale possibile. «Queste elezioni hanno un solo scopo: permettere a Vucic di governare per sei anni invece che quattro», ha dichiarato a Radio Free Europe Vesna Pesic, esponente storica di quello che era uno dei più importanti partiti di opposizione ai tempi del regime di Milosevic, l’Alleanza Civica di Serbia.

Sei anni invece di quattro. Da due anni l’impero di Vucic è infatti già in gestazione. Da quando, cioè, la guida del governo è stata assunta dal partito socialista (che fu l’artefice del regime degli anni novanta) al quale appartiene anche il premier attuale, Ivica Dacic. In questo arco di tempo Aleksandar Vucic ha saputo costruirsi un potere sempre maggiore, fino a diventare il vero deus ex machina del governo di Belgrado.

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