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Una cancelliera non fa un paese

In Germania è al potere Angela Merkel, considerata la donna più potente del mondo. Ma nell'economia emerge una questione femminile. Nei cda delle grandi aziende gli uomini continuato a essere egemoni. 

(Scritto per Lettera 43)

Berlino (Archivio Rassegna Est)
Berlino (Archivio Rassegna Est)

di Pierluigi Mennitti

La Germania si scopre affetta da una questione femminile.
Non che ci volesse uno studio apposito per accorgersi del predominio maschile nel mondo dell'industria più potente d'Europa. Ma l'indagine promossa dall'istituto britannico Experian, per conto della società di revisione dei conti Warth & Klein Grant Thornton, è di quelle destinate a lasciare il segno: solo un'azienda tedesca su tre ha affidato a una donna una posizione di direzione, una sedia in Consiglio di amministrazione o una poltrona di presidente. Appena il 33%, una percentuale che non rispecchia l'ascesa prepotente dell'universo femminile nel mondo del lavoro tedesco.

E  i confronti con gli altri Paesi industrializzati sono ancora più sconfortanti. A cominciare dall'Italia, dove secondo gli esperti britannici la percentuale è addirittura dell'83%, per proseguire con gli Stati Uniti (72%) e finire nei conservatorissimi Emirati Arabi, che nell'ultimo decennio hanno irrobustito le strutture dirigenziali delle proprie aziende importando manager donne dall'Occidente.

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