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Le tappe della crisi

Dall'esplosione delle proteste anti-Yanukovich all'imminente referendum in Crimea. Le varie fasi della questione ucraina, tra economia, nazionalismo, partito filorusso, crepe regionali e culturali. 

(Scritto per Reset DOC)

Kiev. Foto di Ignacio Maria Coccia.
Kiev. Foto di Ignacio Maria Coccia.

di Matteo Tacconi

Domenica si terrà il referendum in Crimea. Inizialmente era stato convocato per il 25 maggio, lo stesso giorno in cui si terranno le presidenziali ucraine per nominare il successore di Viktor Yanukovich, fuggito in Russia. I cittadini della Crimea avrebbero dovuto scegliere se confermare l’attuale assetto della regione – un’autonomia abbastanza marcata – o se allargarne le prerogative amministrative, con un ritorno al modello dei primi anni ’90, quando la Crimea eleggeva un proprio presidente.

Poi le cose sono cambiate, in linea con il mutare dell’approccio russo alla questione ucraina, fattosi sempre più assertivo. Sempre più duro. Una vera e propria occupazione. Dapprima la consultazione è stata anticipata al 30 marzo, poi al 16. Con quest’ultimo slittamento all’indietro della data è cambiato anche il quesito: si tratterà di votare per una maggiore autonomia o per l’adesione formale alla Federazione russa. A favore della quale, nel frattempo, il parlamento di Simferopoli, il capoluogo della Crimea, s’è espresso.

L'economia ucraina (2014-2018)
L'economia ucraina (2014-2018)

L’esito della tornata appare abbastanza scontato. La Crimea sembra destinata a tornare sotto il controllo di Mosca. Lo era già stata fino al 1954, quando per volere dell’allora inquilino del Cremlino Nikita Krusciov fu trasferita all’Ucraina.

Era prevedibile, tutto sommato, che questa faccenda si sarebbe aperta in tutta la sua gravità. Intanto perché la Crimea è l’unica regione dell’Ucraina a maggioranza etnica russa. In secondo luogo perché già negli anni ’90 in Crimea emersero spinte centrifughe. In terza battuta perché nel porto di Sebastopoli ormeggia la flotta russa sul Mar Nero, in virtù di accordi sanciti al momento del crollo dell’Urss. Mosca, dice qualche osservatore, ha occupato la regione e giocato la carta referendaria perché teme che il nuovo potere di Kiev decida di imporre ai suoi ammiragli di togliere il disturbo. Un rischio strategico troppo grosso da correre.

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1 pensiero su “Le tappe della crisi

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