Vai al contenuto

Il peso del salvataggio

L'Ue vara un piano d'aiuti per Kiev. A breve arriveranno anche i soldi del Fmi. Il paese è sull'orlo del collasso e i prestiti occidentali richiedono al governo di fare ciò che nessuno, in Ucraina, ha mai fatto: portare avanti un piano di riforme, senza cedimenti. 

(Scritto per Il Manifesto)

Kiev, foto di Ignacio Maria Coccia
Kiev, foto di Ignacio Maria Coccia

Undici miliardi di euro. Tanto nei pros­simi tempi l’Europa ver­serà a Kiev. A dire il vero Bru­xel­les scu­cirà solo tre miliardi. Gli altri arri­ve­ranno dalla Banca euro­pea per gli inve­sti­menti (tre) e dalla Banca euro­pea per la rico­stru­zione e per lo svi­luppo (cinque).

L'economia ucraina (2014-2018)
L'economia ucraina (2014-2018)

La stazza del pac­chetto di aiuti, a pre­scin­dere dalle ripar­ti­zione delle quote, ha stu­pito: nes­suno s’aspettava che fosse così impo­nente. È stata la svolta in Cri­mea, con lo spo­sta­mento del refe­ren­dum dal 30 al 16 marzo e la rimo­du­la­zione del que­sito (ora si parla di ade­sione alla Rus­sia), a spin­gere gli euro­pei a col­lo­care più in alto l’asticella. Una rea­zione al gioco duro di Mosca. Con­dita da un det­ta­glio che non lascia indif­fe­renti. L’importo del soste­gno è lo stesso che Vla­di­mir Putin aveva accor­dato a Vik­tor Yanu­ko­vich a dicem­bre. Quell’intesa scac­ciò da Kiev lo spet­tro della ban­ca­rotta e offrì ossi­geno all’ex capo di Stato ucraino, dan­do­gli modo di tem­pe­rare le pro­te­ste e accen­dere la mac­china elet­to­rale in vista delle pre­si­den­ziali (dove­vano tenersi a feb­braio 2015). Poi è andata com’è andata e l’accordo è venuto meno. Adesso il piano è rove­sciato, con l’Europa a offrire all’Ucraina, un’altra Ucraina, la pro­pria sponda.

Continua sul Manifesto *

*Per poter leggere l'articolo bisogna registrarsi. Basta anche il solo profilo Facebook. 

Lascia un commento