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Via dalla tempesta

Europa centrale e baltica, Balcani, Turchia e area post-sovietica. Un compendio di previsioni economiche sul 2014. La crisi sembra ormai alle spalle, ma restano comunque dei nodi da affrontare. 

Istanbul, il Bosforo visto dal quartiere Cihangir (Archivio Rassegna Est)
Istanbul, il Bosforo visto dal quartiere Cihangir (Archivio Rassegna Est)

Europa centrale e baltica 

I paesi dell'Europa centrale e baltica cresceranno con buoni ritmi. I tassi più alti nei baltici. Polonia e Slovacchia tornano a marciare dopo i rallentamenti del 2012-2013. Migliora la situazione ungherese, così come quella ceca, dopo i primi incoraggianti segnali del 2013.

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Balcani e Turchia

Slovenia, Croazia, Romania e Bulgaria. I paesi del sudest europeo già membri della Ue sembrano sulla via della stabilizzazione, ma non mancano le incognite. Ljubljana ha schivato il bailout, ma è sempre traballante. Bucarest rallenterà. Zagabria deve ancora smarcarsi dalla recessione e Sofia ha una situazione politico-sociale tesa.

Scenario più ottimistico nei paesi balcanici che ancora non aderiscono all'Ue. Arrivano segnali positivi da ogni capitale. Da tenere d'occhio la situazione a Belgrado, dove si vota a marzo. 

Il teatro più movimentato è comunque quello turco. La battaglia durissima in corso tra le due anime dell'islam politico del paese si incrocia con un contesto economico scivoloso. Deficit delle partite correnti, rallentamento del Pil e possibile fuga di capitali mettono Erdogan alle strette. 

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Area ex Urss

Russia, Ucraina, Bielorussia e Kazakhstan: il 2014 nelle quattro economie più interessanti dello spazio post-sovietico. Restano dei nodi, ma la regione rimane nel mirino degli investitori. Fari puntati su Mosca. I rallentamenti degli ultimi anni sono il segnale di una stagnazione o solo una parentesi passeggera?

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