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Trazione baltica

La Polonia non attira solo investimenti dall'estero, come si racconta in Italia, ma cerca di espandersi a livello produttivo verso l'area baltico-scandinava. L'arrivo della banca PKO BP a Vilnius come specchio del possibile passo a due tra finanza e impresa sui mercati esteri.   

Danzica, il porto sul Baltico (archivio Rassegna Est)
Danzica, il porto sul Baltico (archivio Rassegna Est)

di Pierluigi Mennitti

Le dinamiche dell'economia polacca sono state finora raccontate in Italia prevalentemente dall'ottica del basso costo del lavoro, come dimostrano gli articoli recenti seguiti al caso dell'azienda svedese Electrolux, decisa a spostare la produzione dai propri stabilimenti friulani in Bassa Slesia. Difetta invece un'analisi su quanto gli attori economici polacchi stiano diventando protagonisti di una fase di espansione all'estero. E in particolare verso l'area baltico-scandinava, il vero polo di attrazione per Varsavia (più della Germania).

Qualche anno fa, un paper del ministero degli Esteri polacco aveva tracciato le strategie future e appuntato verso il Nord Europa la bussola del paese, ipotizzando un cammino di transumanza verso il nord che avrebbe dovuto ridefinire la collocazione della Polonia nel contesto europeo: per scrollarsi di dosso definitivamente il marchio di paese dell'est non sarebbe bastato ridisegnare l'identità nazionale nel quadrante dell'Europa centrale. L'obiettivo è quello di agganciarsi alle nazioni baltico-scandinave, alle loro economie, al loro livello di società civile: il Mar Baltico come liquido cortile di casa, i paesi che vi si affacciano come partner privilegiati di rapporti politico-economici.

L'economia polacca (2014-2018)
L'economia polacca (2014-2018)

Non sorprendono dunque le indiscrezioni che da qualche mese si rincorrono su un prossimo sbarco in Lituania della PKO BP, la più grande banca polacca la cui proprietà è detenuta dallo Stato. Voci che gli attori istituzionali dei due paesi non hanno confermato ufficialmente ma neppure smentito. Così si pensa che uno dei motivi dell'ingresso della PKO BP a Vilnius possa essere quello di supportare con servizi adeguati le imprese polacche finora sbarcate in Lituania, a partire dalla Orlen Lietuva, che gestisce l'unica raffineria di petrolio presente nei Paesi Baltici e un apposito terminale marittimo. La stampa locale ha riportato la dichiarazione del portavoce della Banca centrale lituana, secondo la quale «PKO BP non ha ancora presentato alcuna richiesta ufficiale di approvazione in Lituania». Ma ha anche rilanciato una frase meno prudente pronunciata da un senior official dell'istituto di Vilnius, che sotto copertura dell'anonimato ha confermato «l'interesse espresso dalla banca pubblica polacca per il mercato lituano».

Dal canto suo l'ufficio stampa di PKO BP si è limitato a scrivere nero su bianco una laconica nota nella quale si precisa che «in futuro verranno annunciati i dettagli della presenza all'estero dell'istituto». La decisione di puntare a nord sembrerebbe dettata, oltre che da esigenze di strategia geopolitica da necessità più contingenti. La Polonia ambisce a creare una sorta di sistema-paese sul modello tedesco che supporti l'espansione degli attori economici nazionali e le ambizioni di maggiore influenza politica regionale ma ha anche bisogno di riequilibrare le fiches giocate in passato. «La PKO BP ha in agenda piani di sostegno alle imprese polacche di alto valore in vista di una presenza più aggressiva sui mercati dell'Europa centro-settentrionale», ha rivelato al sito Beyondbrics Kamil Stolarsky, analista di base a Varsavia della banca di investimenti Espirito Santo, «soprattutto in funzione di acquisizioni estere. Finora la presenza della banca polacca fuori dai confini nazionali era stata piuttosto limitata e non sempre coronata da successo, come dimostrano i numeri negativi dell'ucraina Kredobank.

Ma se a est i risultati rischiano di restare negativi, anche a causa della rinnovata instabilità politica di Kiev, la Polonia pensa di avere ormai le spalle solide per tentare l'offensiva su mercati più maturi e competitivi. Come nel caso lituano, si tratterà di ritornare su passi abbandonati a metà degli anni Duemila e oggi gli spazi non sono amplissimi: basti ricordare che la polacca Kredyt Bank fu nel 1997 il primo istituto di credito straniero ad essere fondato a Vilnius. Una primogenitura vanificata nel 2004, quando la svedese Nordea ne rilevò tutti gli sportelli lituani, espandendo poi il business nelle principali città del paese baltico.

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